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Rifondazione: «Su cave e sorgenti l’amministrazione non dice tutto»

Rifondazione: «Su cave e sorgenti l’amministrazione non dice tutto»

Il partito sull’incontro sui Pabe: «Non ci sono certezze  sull’interferenza  delle attività estrattive  sulle acque del Cartaro»

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massa. «Troviamo normale che l’amministrazione racconti la sua verità sui Pabe e sull’inquinamento delle sorgenti. Ma è una loro narrazione smentita da loro stessi, da quello che hanno messo nero su bianco». A dirlo è il partito di Rifondazione comunista che interviene in merito all’incontro sui piani estrattivi.

«L’allegato nove dei Pabe relativo al Bacino Rocchetta, redatto nel 2019 da Andrea Dini del Cnr di Pisa, prova a capire l’interferenza della cava Rocchetta con la sorgente del Cartaro. Il dottor Dini non arriva a certezze assolute, affermando che “tutti i campioni del Cartaro si sovrappongono al campo dei marmi ordinari e venati della Rocchetta” e avverte che «i risultati sono di estremo interesse ma è necessario ampliare la campionatura per verificare sia l’eterogeneità isotopica alla scala del giacimento sia la possibile variabilità isotopica della marmettola nei vari periodi dell’anno e specialmente durante gli eventi di piena e eventuale intorbidimento”, inoltre, onestamente, scrive che “buona parte delle metodiche applicate non ha permesso di definire dei parametri discriminanti tra marmi e marmettola” e che “purtroppo non è stato possibile raccogliere campioni di marmettola negli impianti della sorgente durante degli eventi di piena associati a eventuale intorbidimento delle acque” . Cioè in poche parole, nemmeno l’ombra della certezza granitica della parole riportate dall’assessore Balloni: unica certezza è che il sistema cave nel suo complesso compromette le nostre sorgenti».

Questo, secondo Rifondazione, è «affermato anche dall’Università di Siena che negli elaborati di ogni singolo bacino di cava riporta “il problema della vulnerabilità degli acquiferi sulle Apuane è piuttosto rilevante, in quanto le estese aree carbonatiche, proprio per la quasi totale mancanza di un suolo e le loro caratteristiche di elevata permeabilità, possono rappresentare delle aree di facile infiltrazione per inquinanti di varia natura”. Elenca tra i possibili elementi di inquinamento gli “Idrocarburi: si annoverano tra questi sia i carburanti (gasolio) che i lubrificanti in genere (oli motore, idraulici, etc.) . Questi possono essere dispersi a causa di rottura o malfunzionamenti delle macchine movimento terra (escavatori e pale gommate) o delle altre macchine di cava che sfruttano oli o carburanti per il loro funzionamento». Ricordiamo che gli idrocarburi sono altamente cancerogeni: lo sa benissimo Gaia, di cui l’amministrazione è parte attiva, che mantiene filtri al carbone proprio nell’impianto di acquedotto del Cartaro».

Per quanto riguarda poi le misure di salvaguardia delle sorgenti, «che dovrebbero essere la panacea di tutti i mali, ci preme ricordare che quelle previste nelle schede di ogni singolo bacino, allegate al quadro generale, sono esattamente identiche alle prescrizioni che da anni gli enti di controllo inseriscono nelle autorizzazioni alle escavazioni con risultati praticamente uguali a zero».

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