La manifestazione
Il premio Obelisco per la prima volta va a una donna: è Stefania Mettadelli
La pianista riceverà il riconoscimento lunedì a villa Cuturi «Con lo studio e il sacrificio si possono realizzare i sogni»
Ivan Zambelli
massa. Per la prima volta, è una donna a essere insignita del premio Obelisco, il riconoscimento istituito nel 2014 su iniziativa di Franco Frediani e dedicato ai talenti di terra apuana. Il suo nome è Stefania Mettadelli, pianista e organista di rilievo internazionale che ieri sera, a villa Cuturi di Marina di Massa, ha ricevuto il premio dalle mani del sindaco Francesco Persiani.
Mettadelli, classe 1973, diplomata in pianoforte e laureata in organo al conservatorio Arrigo Boito di Parma, svolge attività concertistica in Italia e all’estero, come Austria, Germania, Spagna e Francia. Docente di educazione musicale, ha collaborato con il conservatorio Boito, come assistente e accompagnatrice della classe di flauto. Vincitrice del concorso organistico nazionale Città di Pescia, e del premio delle arti 2009, riveste il ruolo di direttrice artistica dell’associazione musicale Notti di Note, operante nella nostra provincia per la realizzazione e promozione di festival e rassegne concertistiche.
La passione per la musica, come conferma ella stessa, «c’è sempre stata fin da piccola, anche perché l’ho vissuta in casa –il padre aveva un noto negozio musicale a Massa-, ma in realtà non avrei mai pensato di sceglierla come professione». Infatti, per molto tempo la prima scelta era una laurea in Scienze biologiche, mentre proseguiva il percorso in conservatorio. Ma alla fine la musica prevalse. «È stato lo studio dell’organo ad aprirmi in tempi brevi la strada professionale. Ho avuto modo di affermarmi subito in concorsi prestigiosi, che mi hanno aperto le strade del concertismo internazionale. A quel punto ho capito che questa era la mia strada, perché ne prendi consapevolezza solo quando ti confronti con contesti e persone di un certo livello». Sicuramente una scelta non facile, e che “costringe” molto spesso ad andarsene, per qualche tempo: «Innegabile che questa terra all’inizio non ha offerto grandi prospettive, e in campo culturale c’è ancora tanto da costruire. Ma questo premio è un esempio che con tenacia, con la forza dello studio e del sacrificio si può arrivare a conseguire i propri sogni anche lontano dalla propria terra, senza però dimenticare le proprie origini, per poi magari tornare». Una doppia soddisfazione anche per l’aver dato questo premio ad un’organista, strumento non molto conosciuto in Italia e che viene fin troppo spesso concepito come liturgico, relegato alla produzione sacra ed al repertorio ecclesiastico. «Al contrario, è uno degli strumenti più completi, che può arrivare a sostituire gli effetti di un’intera orchestra, ed eclettico; ad esempio a Parma abbiamo fatto delle rivisitazioni jazz di musica rinascimentale».
Manca poi la concreta disponibilità sul territorio di questi strumenti: «All’estero i teatri hanno organi, i più celebri auditorium hanno organi, mentre in Italia sono pochi quelli rimasti». E così, capita non di rado che certe figure siano conosciute più all’estero che in patria, anche in ragione che certi eventi culturali e musicali non godono di particolare interesse da parte delle istituzioni. E quindi il merito di questo premio, come osserva il maestro Mettadelli, «è che possa servire più che per me, per la cultura in generale, al percorso di studi che c’è dietro, fatto di una serie di rinunce e sacrifici destinati a durare per sempre. Spero che tutto questo possa servire anche come occasione per rivalorizzare questo strumento, che in Italia ha bisogno di essere riscoperto».
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