Il Tirreno

il caso 

«È nostra». «Non è vero» Alpini e circolo Endas litigano per un’aula

Chiara Sillicani
«È nostra». «Non è vero» Alpini e circolo Endas litigano per un’aula

L’ente di promozione sociale vuole aprire un museo nell’ex scuola di Antona affidata però alla Protezione civile

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Chiara Sillicani

massa. C’è un dato di colore e di costume che dà alla vicenda i contorni della bega di paese. C’è però pure uno sfondo politico in un paese, come quello di Antona, in cui la politica, appunto, ha sempre svolto un ruolo determinante con una Democrazia Cristiana storicamente fortissima. Poi ci sono gli atti, le determinazioni, e le argomentazioni.

Da una parte il circolo Endas che annuncia di riaprire, in una stanza dell’ex scuola materna, il museo “Antona com’eravamo”, dall’altra l’Associazione Alpini protezione civile che quella scuola, in forza di una convenzione con il Comune, la gestisce e che ritiene che l’apertura del museo non sia legittima. La vicenda – per ricostruirne le tappe salienti – inizia nel 2017 quando con l’atto 248 del 25 luglio, la giunta Volpi affida gli spazi della scuola all’Associazione Alpini presieduta da Domenico Mori: viene siglata una convenzione. La convenzione è ancora in essere e proprio in questi giorni – spiega Mori –è in fase di rinnovo. Il circolo Endas chiede però di poter avere un’aula, quella più ampia. Inoltra la richiesta – secondo l’Associazione Alpini con modalità e tempi non conformi alle previsioni del regolamento in materia – e nel 2019 ottiene possibilità di utilizzare la stanza. Il Comune però mantiene per sé il pieno diritto di revocare l’assegnazione e di tornare nella disponibilità dell’aula. Quel diritto, infatti, lo esercita con una determinazione dirigenziale del 21 gennaio 2020. Nell’atto si spiega che gli spazi devono tornare alla Associazione alpini protezione civile: ci sono i nuovi piani di protezione e la scuola serve tutta quanta. Nonostante quell’atto – spiega il presidente Mori – alcuni soci del circolo hanno continuato ad entrare e ad uscire dalla scuola, la stanza in questione non è mai stata liberata come previsto perché tornasse nella nostra disponibilità. E questo anche quando è scoppiata la pandemia. Ricordo che nei locali è ospitato anche un ambulatorio in cui ogni venerdì il medico riceve i pazienti di Antona. La presenza di persone estranee, legate al circolo Endas, che entravano ed uscivano a proprio piacimento, ci ha imposto continue sanificazioni. Siamo anche stati costretti – per evitare rischi di contagio e dopo aver correttamente informato gli organi competenti – a mettere un lucchetto». Un nuovo step nella vicenda arriva lo scorso 15 giugno quando una determinazione dirigenziale annulla l’atto del 2020. La stanza torna nella disponibilità del circolo Endas: «Nell’atto – spiega Mori – non si fa però alcun riferimento allestimento di un museo che comporterebbe l’arrivo di persone. Certo è che venerdì il medico non ha potuto utilizzare l’ambulatorio. C’è in corso un progetto di protezione civile con il controllo telematico del territorio: i computer dovrebbero essere allestiti proprio nella stanza utilizzata dal circolo, destinata anche ai corsi di addestramento della protezione civile». Conflitti di paese? Qualcosa di più a quanto pare con il rischio che le tensioni si traducano in atti legali.

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