Il dolore
Vittorio compie 100 anni ed è sempre in bottega: il negozio, i biscotti e quella memorabile battuta della moglie
Carrara: festa per il decano dei commercianti. In famiglia ha fatto storia una battuta della moglie dopo l'incidente della figlia Adrianella
C’è chi annaspa per raggiungere la pensione e chi dal lavoro non si ritira mai: neanche dopo quelli che il senso comune considererebbe i “sopraggiunti limiti di età”.
Siamo a Carrara e qui oggi Vittorio Fruzzetti – padre, nonno, bisnonno e conosciutissimo commerciante del centro-città – compie 100 anni. È un bel traguardo, tagliato poi in ottima salute. Ma in Toscana di anziani arzilli che festeggiano il secolo di vita e dalla vita catturano i piccoli-grandi piaceri – un pranzo in famiglia, l’arrivo di un bisnipote – ce ne sono: il caso di Vittorio, però, è più unico che raro. Lui, tutte le mattine (fatta eccezione per la domenica), esce di casa per andare ad aprire il suo negozio di scarpe: nel centro storico di Carrara, a due passi da quel Duomo che è il simbolo del trionfo del marmo bianco delle Alpi Apuane, e in quella via che porta il nome della Santa Maria dove le botteghe (un tempo storiche) di abiti e tessuti, di vini, formaggi e salumi hanno, l’una dopo l’altra – e per la maggior parte – abbassato le serrande. Vittorio è ancora lì: a tenere lo sterminato magazzino, a impilare le scatole, ad accogliere i clienti, a vendere le calzature. Da solo, senza commessi. Non si è fatto scoraggiare dalla crisi del commercio al dettaglio e si è lasciato alle spalle la pandemia da coronavirus. Come ha fatto?
Vittorio vive in un appartamento sul cui pianerottolo dà quello della figlia: «Alle 8 della mattina apro la finestra – dice Adrianella Fruzzetti, la prima delle due figlie, insegnante oggi in pensione – e vedo che è già pronto. Fa colazione, e alle 8,45 esce di casa: deve andare ad aprire il negozio perché il negozio, dice, “deve aprire presto”». Raggiunge a piedi la bottega e «se non ci sono clienti, si mette a fare le parole crociate»; c’è il giorno che fa qualche vendita e il giorno che non ne fa ma, con i tempi che corrono, è inutile avere pretese. «A volte passo da via Santa Maria – continua la figlia – guardo dentro al negozio e lo vedo inerpicato su per la scala. E dico a me stessa: “Speriamo bene”». Non c’è niente da fare, Vittorio non si ferma. «L’altro giorno gli ho detto: “Babbo, tieni aperto agosto e settembre, poi, con l’inverno chiuderai...? ”», ma da quell’orecchio Vittorio non ci sente (e non per l’età). All’ora di pranzo torna a casa e si mette a tavola dalla figlia: è un’ottima forchetta; poi va a casa sua, si mette a fare le parole crociate e si gusta un gelato o dei biscotti. Alle 14,45 riparte: «Gli dico: “Babbo, ma a quest’ora dove vai? Aprono tutti alle cinque”». Va ad aprire il suo negozio Vittorio. La sera torna dalla figlia, c’è una bella cena e dopo, di fronte alla tv, può scapparci, di nuovo, qualche biscottino: ah, i biscotti, una delle sue passioni.
Qualche giorno fa, dopo essere rincasato sotto il sole delle 13, si è un po’ lamentano: “Sai – ha detto alla figlia – mi fa un po’ male questa gamba”; «Babbo, ma hai 100 anni – lei gli ha risposto – Può succedere!». Lui, laconico come sempre, non ha proferito parola, ma mica è convinto: all’età non ci si arrende e quel secolo di vita sulle spalle non gli pesa; cammina dritto come un fuso e mantiene il suo incedere che è sempre stato elegante. Con la sua Rina – la moglie scomparsa qualche anno fa, conosciuta a Bari quando faceva il servizio militare nell’aeronautica, e sposata, giovanissima, alla fine della guerra – erano una bellissima coppia. Il bianco e il nero, il nord e il sud, due opposti. Lui pacato e di poche parole, con un certo aplomb (che mantiene tutt’ora), lei sempre con la battuta pronta, sagace, quasi esuberante pur nella compostezza di una signora. Erano un mix perfetto: insieme, avevano imparato il segreto della vita, ovvero quella sana capacità di sdrammatizzare la quotidianità. Ha fatto storia, in famiglia, l’episodio in cui la figlia Adrianella distrusse in un incidente stradale (fortunatamente senza conseguenze) l’automobile del padre: «O Vittò – disse Rina con la sua popolare ironia – non te la prendere, tanto per andare al cimitero non ci serve, ci portano», e Vittorio, come sempre, non disse nulla.
La vita di Vittorio è trascorsa tra il negozio, Rina e la famiglia, che è numerosa: le nipoti Chiara e Claudia, geologa e psichiatra, figlie di Adrianella; la nipote Gaia – figlia della figlia Franca, stimatissima ginecologa che vive a Pisa – che studia a Londra e che è rientrata per tempo per il compleanno del nonno; e poi ci sono le bisnipoti, Giulia e Caterina, figlie di Chiara. Ci sarà una grande festa, e non solo in famiglia: oggi i commercianti di via Santa Maria premiano Vittorio con una targa per i suoi 100 anni. E domani la festa si sposta al Duomo, dopo la messa, per volere della parrocchia: Vittorio è un fervente cattolico, va alla messa ogni domenica e ogni lunedì pomeriggio, ed era al settimo cielo quando don Raffaello Piagentini, qualche tempo fa, gli ha presentato il vescovo.
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