Il Tirreno

la sentenza 

Derisero i magistrati durante il processo: la Cassazione condanna i fratelli Ricci

Melania Carnevali
Derisero i magistrati durante il processo: la Cassazione condanna i fratelli Ricci

Pablo e Mattia stanno già scontando la pena per la faida tra bande nel quartiere dei Poggi. In aula offesero i pm

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MASSA. Uno dei due, il più grande, applaudì in aula appena prese parola il pubblico ministero che lo stava accusando di reati che andavano da detenzione e porto abusivo di armi a lesioni aggravate, passando per tentativo di estorsione e resistenza a pubblico ufficiale. L’altro, stando alla ricostruzione degli inquirenti, facce di peggio: durante l’udienza preliminare, in cui era imputato per un caso di pestaggio, arrivò a insultare il magistrato. Adesso entrambi, Pablo e Mattia Ricci, i fratelli di uno dei clan dei Poggi, sono stati condannati in via definitiva per oltraggio a magistrato in udienza, il primo, e per oltraggio a magistrato in udienza, resistenza a pubblico ufficiale, oltraggio a pubblico ufficiale e vilipendio all’ordine giudiziario, il secondo. La corte suprema ha infatti respinto il loro ricorso e la sentenza è stata pubblicata nei giorni scorsi.

I due stanno già scontando una pena di rispettivamente sette anni e due mesi e otto anni per le faide nelle quartiere popolare alla periferia di Massa, che aveva visto due famiglie (quella dei Ricci e quella dei Mazzi) in guerra per il controllo del traffico degli stupefacenti.

Una guerra scoppiata nella primavera del 2015 e che per mesi tenne sotto scacco il quartiere e non solo quella. Tutta la città ne parlava con il cuore in gola.

Nell’aprile di quell’anno saltarono in aria due automobili parcheggiate vicino all’abitazione della famiglia Mazzi. Era un avvertimento. E quella fu la miccia. La risposta arrivò subito: ci furono spari contro la casa dei Ricci, seguiti subito da una fucilata (arma a canne mozze poi trovata dalla polizia) alle persiane di un altro rivale. E così avanti fino all’accoltellamento di uno dei Mazzi.

Lui non parlò. Era la prima regola delle bande. La giustizia si fa da sé. Ma la squadra mobile, guidata dal vicequestore Antonio Dulvi Corcione, ci arrivò comunque. Grazie a tre mesi di indagini e intercettazioni ambientali nelle auto delle persone coinvolte, riuscì a ricostruire un quadro di malavita che portò a sei ordinanze di custodia cautelare e poi al processo. Secondo gli inquirenti le due bande sarebbero arrivate a commettere omicidi per mettere a tacere gli avversari.

Nel giugno del 2016, durante il processo, Pablo Ricci applaudì, interrompendolo il pubblico ministero Alberto Dello Iacono che aveva appena preso parola. Un gesto di scherno che provocò la reazione del presidente del collegio Giovanni Sgambati, il quale trasmise gli atti alla procura di Torino, deputata a indagare su episodi che vedono coinvolte le toghe del distretto di Genova (di cui Massa fa parte).

Il fratello minore, Mattia, si era reso protagonista di un episodio analogo l’anno precedente. In quel caso il magistrato era Rossella Soffio (già sotto scorta perché minacciata dalle bande dei Poggi). Nell’aula del tribunale dove si era appena tenuta, a porte chiuse, l’udienza preliminare sulla rissa avvenuta in piazza De Andrè al Cinquale, che secondo gli inquirenti aveva scatenato la guerra tra bande che ha insanguinato Massa per svariati mesi, la insultò. Anche in quel caso il fascicolo venne inviato a Torino per la decisione. Il tribunale piemontese condannò entrambi i Ricci e la Cassazione adesso ha confermato la sentenza.

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di Redazione web