Sicurezza
«Ci tolgono pezzi di cava», gli industriali al Tar
Ricorso contro la ricognizione sui “beni estimati” che avrebbe ridotto le zone escavabili L’assessore Martinelli: abbiamo fatto un lavoro preciso
Alessandra Poggi
carrara. Ancora carte bollate tra palazzo civico e gli industriali del marmo. Stavolta a far ricorso al Tar contro i beni estimati sono state le ditte Fosso Cardellino, Figaia Cave, Fb cave, Il Fiorino Stone, Mega Stone Factory. Le aziende ricorrono per vedere annullare la delibera del consiglio comunale numero 46/20 relativa alla ricognizione degli agri marmiferi. Ricognizione, si legge nella delibera numero 226 dello scorso 29 luglio, avvenuta in ottemperanza alla legge regionale toscana 35 del 2015. Per questo il comune ha ritenuto di costituirsi in giudizio ed evitare ogni pregiudizio che potrebbe derivare dal procedimento. Detto in parole povere il provvedimento del Comune è stato impugnato dagli industriali perché un certo quantitativo di metri cubi di marmo sono passati dalla dicitura beni estimati, quindi escavabili, a quella di patrimonio indisponibile del comune(e per questo non escavabili). La verifica è stata fatta sovrapponendo le carte dei titoli vecchi con quelli nuovi. Una situazione piuttosto ingarbugliata soprattutto per quanto riguarda i beni estimati che (cioè le cave “di proprietà”) in alcuni casi, come in questo, ha richiesto il ricorso al Tribunale amministrativo regionale.
Da parte sua la giunta comunale è convinta di avere agito secondo lege e per questo ha deliberato di: “dare mandato al dirigente del settore servizi ambientali e marmo di provvedere all’individuazione dell’idonea figura professionale a cui affidare mandato per rappresentare e difendere l’ente nel giudizio “de quo”, vale a dire il caso in questione”. L’incarico al legale si legge ancora nella delibera costerà 23.352 euro.
Il motivo del contenzioso nelle parole del vicesindaco Matteo Martinelli: «Sostanzialmente – spiega – c’è stata una ricognizione degli agri marmiferi su Massa e Carrara. Ci sono due macro temi. Gli agri marmiferi comunali di cui sappiamo con certezza qual è la parte indisponibile del Comune, e poi c’è la parte minoritaria. In questa parte non è abbastanza chiaro se la cava x è tutto bene estimato o è proprietà del comune. Le promiscuità sono poche ma ci sono, come i casi di proprietà private miste con più concessionari. Queste società che hanno le cave in concessione hanno fatto ricorso non tanto nel merito delle linee di principio, quanto nella sostanza. In parole povere dopo la ricognizion, sostengono, mi hai tolto mille metri cubi – conclude Martinelli – quel pezzo lì era nostro, ora non lo è più. Fare la ricognizione è stato un lavoro enorme perché ha richiesto di analizzare le carte attuali e quelle vecchie, alcune risalenti al 1800 e il catasto non era preciso come adesso. È stato un lavoro molto preciso fatto con il supporto di un importante studio di avvocati, che ha permesso di arrivare alla situazione attuale».
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