La manifestazione
«Parenti a cento metri ma per raggiungerli devo fare chilometri»
Micol Maselli della Bettola racconta la difficile vita senza ponte «Per noi niente A 12 gratis e giri allucinanti per spostarci»
Gianluca Uberti
AULLA. Tutti conoscono ormai i disagi vissuti dagli abitanti di Albiano Magra a seguito del crollo del ponte dello scorso anno. Ma c’è una località dall’altro lato del fiume Magra, sulla sua sponda sinistra, dove i residenti non se la passano meglio. Anzi, si trovano ad avere a che fare, negli ultimi giorni, con una questione che sta facendo discutere molto, quella della mancata gratuità, nel tratto che va a Santo Stefano Magra e viceversa, delle rampe autostradali aperte al traffico la settimana scorsa sulla A12 a Ceparana di Bolano, gratuità di cui, invece, beneficiano i titolari di telepass che siano residenti o domiciliati ad Albiano. È la Bettola, sovrastata dalla suggestiva frazione di Caprigliola. Gli abitanti della Bettola, di Caprigliola e di due altre località molto vicine, Stadano e Chiamici, infatti, si trovano nella spiacevole situazione di essere costretti a pagare se vogliono fare prima per raggiungere Albiano e la Val di Vara utilizzando le rampe. A meno che non decidano di imboccare l’autostrada ad Aulla, visto che il tratto che va da Aulla fino al nuovo casello automatizzato di Albiano Magra Ceparana, in entrambe le direzioni, è gratuito per tutti i titolari di telepass residenti o domiciliati nei quattordici Comuni lunigianesi.
Ma la cosa non avrebbe molto senso, poiché il vantaggio di imboccare l’autostrada gratis ad Aulla, verrebbe azzerato dai chilometri in più che occorrono per raggiungere il casello.
Emblematica è la situazione in cui si trova una giovane abitante della Bettola, la 31enne Nicole Maselli, di professione agente immobiliare, quindi abituata a macinare molti chilometri per lavoro, chilometri che sono aumentati con il crollo del ponte. «Noi che abitiamo vicino alla ex stazione ferroviaria di Caprigliola dobbiamo andare ad Aulla per imboccare il casello gratis, percorrendo fra i sette e gli otto chilometri, mentre per raggiungere il casello di Santo Stefano ne bastano due. Quindi, mi chiedo e chiedo a chi è titolato a rispondere: visto che il ponte non lo abbiamo fatto crollare noi, perché lo dobbiamo pagare noi?»
Tra l’altro, la giovane donna si trova anche nella paradossale situazione di avere dei parenti ad Albiano, separata da poche centinaia di metri in linea d’aria dalla Bettola, e di essere costretta a fare un giro allucinante, passando per la trafficata strada provinciale spezzina della Ripa, per poter andare a trovarli. E questo dall’8 aprile 2020, giorno in cui il ponte collassò nel fiume Magra. «Ero in terrazza quel giorno, udii un gran boato e vidi la polvere che si alzava, una paura che non vi dico…», ricorda Nicole Maselli, la quale, da 15 mesi e mezzo, è costretta a mettere la sveglia molto prima e a programmare gli appuntamenti di lavoro in modo da non arrivare in ritardo, come tutti coloro che devono raggiungere Albiano Magra e la Val di Vara per lavoro dalla Bettola, da Caprigliola, da Stadano e da Chiamici.
«Poi c’è da tenere conto del discorso della svalutazione delle case in cui viviamo, visto che tra poco inizieranno i lavori per la nuova strada e la rotatoria. E c’è il fatto che ci informano poco e male: basti pensare che quando ci hanno chiuso il passaggio pedonale poche settimane fa, per avvisarci – conclude Nicole Maselli – è arrivato un messaggino sul telefono di uno solo di noi abitanti del paese…». —
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