Il Tirreno

davanti al Gup 

Cava Vittoria, «non ci fu estorsione a Boggi»

Chiara Sillicani
Cava Vittoria, «non ci fu estorsione a Boggi»

Reato derubricato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Condannato a sei mesi l’imprenditore Manrico Dell’Amico

2 MINUTI DI LETTURA





Chiara Sillicani

CARRARA. Gli avvocati dell’imprenditore 64enne Manrico Dell’Amico hanno sempre sostenuto che una perizia che ricostruisse i rapporti economici e societari tra lui, imputato di estorsione, e il commercialista Lucio Boggi, avrebbe disegnato un quadro differente rispetto a quello delineato dagli inquirenti. Un quadro che il giudice dell’udienza preliminare Dario Berrino ha ritenuto non possa configurare un reato di estorsione, ma piuttosto un più “leggero” esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Ed è per quell’esercizio che l’imprenditore carrarese giovedì è stato condannato, con rito abbreviato, a sei mesi.

La vicenda – per ricostruirne le tappe salienti – risale al 2018: secondo la procura (a condurre le indagini è la pubblico ministero Roberta Moramarco) l’imprenditore Dell’Amico, con ripetute minacce e violenza, avrebbe costretto Boggi a rinunciare ad un contratto di affitto di Cava Vittoria e si sarebbe anche fatto consegnare, nel tempo, una cifra di circa 200mila euro complessivi. Le minacce – sempre secondo la tesi accusatorie – sarebbero iniziate il 31 ottobre del 2018 quando Dell’Amico per farsi consegnare soldi da Boggi gli avrebbe morso un orecchio. Minacce e violenze proseguono per mesi – sostiene l’accusa – fino ai primi giorni del gennaio 2019 quando Dell’Amico si presenta alla cava dove lavora Boggi e trova gli agenti della polizia che lo arrestano.

L’imprenditore sceglie il giudizio abbreviato: nessun dibattimento, a pronunciare la sentenza è il giudice per l’udienza preliminare che decide sulla base degli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero. Gli avvocati dell’imprenditore, Daniele Caprara ed Enrico Di Martino, chiedono al gup Berrino una perizia perché ritengono che i rapporto societari tra l’imputato e Boggi siano complessi e che solo ricostruendoli dettagliatamente emerga il quadro complessivo. La tesi difensiva, infatti, è che Dell’Amico non abbia estorto denaro, ma chiesto a Boggi di saldare debiti che aveva nei suoi confronti. Il gup accoglie la richiesta e affida ad un consulente tecnico il compito di fotografare i rapporti societari tra Boggi e Dell’Amico e «da quella fotografia emerge – spiegano i legali – che i circa 200mila euro non sono stati estorti, ma versati da Boggi per saldare il debito e che allo stato dei fatti Dell’Amico continuava a vantare circa 2mila euro di credito».

Il giudice quindi ritiene che non si configuri il reato di estorsione che derubrica, come dicevamo, in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. L’imprenditore carrarese Dell’Amico è quindi condannato a sei mesi. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa