Il Tirreno

l’opera denuncia 

Il “Se-taccio” di Siani «Qui si scava e basta»

Alessandra Poggi
Il “Se-taccio” di Siani «Qui si scava e basta»

L’artista autore di un’opera denuncia, in discussione le scelte sul marmo: «Si muove solo la montagna»

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carrara. Un setaccio con dentro dei pezzi di marmo e sotto tanta polvere. La provocazione, o meglio la denuncia arriva dall’artista e scultore Francesco Siani e si intitola non a caso “Se – taccio”. L’opera il maestro la messa davanti al teatro Animosi, simbolo culturale della città. Il messaggio è forte e chiaro: a Carrara non c’è cultura, c’è solo l’escavazione e resta solo la polvere, quella del marmo.

Una riflessione che Siani ha lanciato pubblicamente collocando la sua opera fuori degli Animosi, un teatro che assieme al Politeama rappresentano il cuore culturale della città. Ce lo racconta l’artista, che non è nuovo a provocazioni artistiche, come quella volta che aveva messo una scopa e una paletta davanti alla scultura di cacca dall'artista statunitense Paul McCarthy in occasione della biennale internazionale di scultura carrarese del 2010: «Bisogna tacere se le cose non vanno per il verso giusto? Il teatro è muto non si respira più cultura. Tutto si è spento e tace, non è bastato neppure l'Unesco, tutto è come immobile, sospeso, marmorizzato. Solo una cosa si muove, la montagna. Bianca e silente svuotata della sua antica forma ha perso il suo volume, non ha forza per reagire, per ribellarsi, proprio come noi. Tutto ci scivola addosso e dentro di noi, dentro al cuore della città solo sospiri vuoti, muti. L’opera è un setaccio di metallo con dentro dei pezzi di marmo, se li setacci resta solo la povera, come quello che sta succedendo a Carrara. Le montagne sono le apuane e il setaccio rappresenta l’estrazione. Il teatro Animosi è chiuso da tempo, in questa città non c’è interesse, manca la cultura, se nasce una cosa si spegne subito il giorno dopo. Carrara è una città vuota e senza respiro. L’artista ha il compito di segnalare le cose del suo tempo e trasmettere ciò che gli altri non vedono. Per questo ho chiamato l’opera se – taccio che ha un doppio significato, quello di setacciare e di tacere contemporaneamente. Cerchiamo di riempire questa città». —

Alessandra Poggi

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