Gioco
Appropriazione indebita, cade l’accusa per una firma sospetta
Pensionato di Aulla nei guai a seguito di un denuncia Ma una duplice perizia grafica “smonta” il caso giudiziario
AULLA. «È finito un incubo». Questa la reazione di Giannetto Giannetti, da oltre cinque anni sotto accusa per un reato che non ha commesso e rispetto al quale si è sempre dichiarato innocente. Ora c’è anche un giudice del tribunale di La Spezia a stabilire la non procedibilità penale nei suoi confronti.
L’uomo, 67 anni, residente ad Aulla, era finito sotto accusa – a seguito di una denuncia – per appropriazione indebita nei confronti dell’anziana convivente di un suo zio. Una cifra rilevante, secondo l’ipotesi inizialmente formulata dagli inquirenti, quella che si sarebbe intascato: 104mila euro. Peccato che all’origine dell’accusa, questo quanto affermato ieri dal giudice Giacomo Nappi, ci fosse una denuncia alla quale era stata apposta in calce una firma falsa.
Ma andiamo per ordine. Come spiega l’avvocato Alessandro Ravani, che ha assistito in giudizio Giannetti insieme al collega spezzino Emiliano Barbieri, il pensionato di Aulla, nel 2015, aveva ricevuto regolare delega dallo zio e dall’anziana compagna di lui a effettuare operazioni sul conto corrente bancario della coppia. Sennonché nel febbraio dell’anno successivo il figlio dell’anziana si presenta dai carabinieri di Sarzana con una denuncia, firmata dalla donna (o così sembrava), nella quale si sosteneva che Giannetti si fosse indebitamente appropriato della considerevole cifra di 104mila euro. Segue l’indagine, il rinvio a giudizio e l’iter giudiziario durato appunto cinque anni.
Nel frattempo i legali del pensionato di Aulla, sulla base delle informazioni fornite dal loro assistito, studiano una strategia difensiva. In due mosse. «Intanto abbiamo reperito la delega sul modulo bancario con la quale il mio assistito era stato autorizzato dallo zio e dalla sua convivente ad effettuare operazioni bancarie – spiega l’avvocato Ravani – e abbiamo chiamato a testimoniare i dipendenti della banca, che hanno confermano la circostanza. Poi abbiamo deciso di affidarci alla consulenza di una grafologa ponendo un quesito: se, cioè, la firma sulla delega fosse la stessa di quella sulla denuncia consegnata dal figlio della donna ai carabinieri».
La “sorpresa” è arrivata proprio qui: la firma sulla delega e quella sulla querela non corrispondevano. E la perizia – condotta da due grafologi – ha convinto il giudice che si è espresso per una improcedibilità dell’azione penale, respingendo la richiesta di due anni di reclusione avanzata dal pm.
Nel procedimento si era costituito parte civile il figlio dell’anziana, assistito dall’avvocato Andrea Lazzoni di La Spezia, il signor Marco Gabelloni, nei confronti del quale Giannetti aveva a suo tempo presentato denuncia e avviato un’azione civile. «Il mio assistito dice bene quando afferma che per lui sia finito un incubo – conclude l’avvocato Ravani – si è sempre dichiarato innocente, era in ottimo rapporti con lo zio che lo ha dichiarato erede testamentario ed era convinto che la signora non lo avesse denunciato». —
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