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Chiusi 90 negozi e pochissimi turisti: è l’anno più nero

Chiusi 90 negozi e pochissimi turisti: è l’anno più nero

Nel 2020 i bar hanno perso i due terzi degli utili. Le presenze calano del 28 per cento, sono sotto il milione

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MASSA CARRARA. La percezione era chiarissima e ancor di più lo era la fotografia scattata da chi di commercio e turismo vive. Adesso a confermare la sensazione arrivano però i dati elaborato dall’istituto studi e ricerche della Camera di Commercio. E quei dati parlano di cali di fatturati vertiginosi che in alcuni ambiti del settore commerciale – bar in primis – sfiorano i due terzi del fatturato. Commercio in ginocchio e turismo ai minimi termini con gli arrivi calati del 34 percento. C’è la pandemia – i dati sono relativi al 2020 – ci sono i lunghi periodi di chiusura e ci sono i portafogli sempre più vuoti delle famiglie che hanno contratto pesantemente la spesa.

Il fatturato totale del commercio al dettaglio e degli esercizi pubblici nel 2020 ha segnato un calo medio del 23 percento. Con un volume d’affari nella media e grande distribuzione contratto del 27 percento. Reggono meglio, invece, i negozi di vicinato (meno 11 percento) in parte riscoperti durante la pandemia. I soldi sono pochi: si taglia tutto, ma il non alimentare ancora di più (meno 29 percento nel 2020).
Nel quadro davvero poco incoraggiante, a volerlo trovare, un elemento positivo c’è: le aziende hanno esplorato nuove tecnologie e tentato forme nuove di marketing, attraverso i social per esempio. E se l’ e-commerce impazza anche quello locale ha visto crescere, unica eccezione, il suo fatturato del cinque percento.
Il Covid ci ha costretto in casa: addio caffè e aperitivo.

A farne le spese soprattutto i bar che, hanno perso addirittura i due terzi del fatturato registrato nel 2019, la ristorazione perde oltre il 40 percento. Con il Covid è tornato dirompente il tema della perdita di potere d’acquisto delle famiglie, indicato dal 59 percento delle imprese come l’agente più influente della crisi, seguito dall’e-commerce (indicato dal 18 percento). In effetti la spesa media pro-capite degli apuani nel 2020 è scesa sotto i 700 euro. In quei 700 euro complessivi, aumenta la quota per l’on line (dall’11 percento al 17 percento). Crisi del settore commerciale che si traduce in chiusure di attività: negli ultimi dodici mesi la nostra provincia ha perso oltre 90 attività tra commercio e ristorazione.

Sul fronte turismo, i dati ufficiali segnalano per il 2020 un bilancio molto pesante a livello provinciale, con gli arrivi che sono calati del 34 percento e le presenze del 28, rispetto al 2019. Presenze italiane scese del 17 percento e quelle straniere 64. Numeri questi ultimi legati alla chiusura delle frontiere e all’invito dei vari stati a non lasciare i propri territori.

La provincia ha chiuso l’anno abbondantemente al di sotto del milione di presenze (784 mila al netto delle locazioni turistiche), record storico negativo, in quanto rispetto al 2019 (anno comunque non positivo), sono mancate all’appello 300mila presenze e circa 100mila arrivi. Nel 2020 non si è salvato nessuno: calo per gli alberghi del 34 percento, dovuto in particolare al tracollo degli stranieri (meno 67 percento). Calo nell’extralberghiero del 23 percento, con un crollo in modo particolare nelle abitazioni private (case per ferie meno 63 percento, alloggi privati meno 43), mentre contengono lo tsunami i ded and breakfast e i campeggi (per entrambe le tipologie la perdita è stata del 14 percento). Anno terribile davvero per commercio e turismo che sperano in questo 2021. —

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