Il Tirreno

la protesta 

Folla sotto il Comune durante il consiglio: «No alla riapertura delle sette cave»

Ivan Zambelli

Presidio degli ambientalisti per la discussione dei piani estrattivi. Cavazzuti: «La popolazione non è stata coinvolta»

3 MINUTI DI LETTURA





Ivan Zambelli

massa. Mentre in consiglio iniziava la tre giorni dedicata ai Pabe (piani estrattivi) sotto il Comune si riuniva una folta schiera di persone che contestarli. Italia nostra, Cai con la propria sezione Tam, Gruppo d’intervento giuridico (Grig) sono solo alcune delle sigle riunitesi per quella protesta, non solo contro la possibile riapertura di sette cave ma anche per il percorso che ha prodotto questi piani attuativi.

«Non c’è stato il coinvolgimento della popolazione», commenta Nicola Cavazzuti, ex consigliere comunale e membro del Cai. «I testi sono blindati, a uso solo dei consiglieri che sono stati tra l’altro minacciati di non farli girare, perché ci potevano essere risvolti penali. Le uniche informazioni che abbiamo sono quelle emerse dalle conferenze di qualche mese fa, ma senza entrare nei dettagli».

Il riferimento è alla conferenza di maggio, dove il sindaco Francesco Persiani presentò i testi insieme ai dirigenti comunali e ai tecnici dell’università di Siena. «Ci venne chiesto di presentare le eventuali domande 48 ore prima –racconta Alberto Grossi, di Grig-, senza però conoscere le carte. L’abbiamo fatto comunque, ma le nostre non hanno ricevuto risposta». Ma partecipazioni o meno, ciò che si sa è che verranno riaperte sette cave, e questo fa parecchio discutere. È sempre Grossi a ricordare che «quando si apre una cava questa porta sì vantaggi, ovviamente a favore di pochi, ma a pagarne il dazio è il resto della collettività. E definirlo impatto ambientale è un eufemismo; semmai, bisogna parlare di distruzione eterna senza risarcimenti, che si ripercuote anche su altri aspetti meno visibili, e non soltanto paesaggistici: l’inquinamento delle acque, di falda o di superficie, la distruzione delle montagne, ma anche il carico per le strade montane, specialmente per via Bassa tambura, oppure la necessità con il tempo di alzare argini e ponti, perché scarti e detriti arrivano a fondo valle. Questo è un affronto non solo ambientale, ma sociale. Si stanno per ripresentare problemi che sono già stati affrontati e risolti 30 anni fa».

Cave peraltro molto vicine a sentieri e rifugi montani. «Abbiamo già dovuto chiudere un sentiero –prosegue Cavazzuti– perché è stato annientato dalla cava Fondone. Il bivacco Aronte è un bene culturale, salvaguardato dal ministero; eppure a 30 metri vogliono riaprire una cava. Da altre parti invece i sentieri finiscono nelle cave, snaturandoli. Queste nuove aperture non faranno altro che peggiorare la situazione». Tra i partecipanti c’era poi l’ex assessore provinciale Franco Peselli, anch’egli sconcertato da queste riaperture. «Alcune cave vennero chiuse per incompatibilità ambientale, adesso invece l’amministrazione vuole riaprirle, dimostrando che non fa l’interesse della città, dei cittadini e dell’ambiente». E ultima considerazione di Peselli, riguarda l’iter dei lavori, ancora da remoto: «Un tema così delicato non può essere online, ed è ulteriormente stridente vedere che tutto riapre ma non il luogo centrale della città». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca