Tonini: siamo imprenditori non nemici De Pasquale: rafforziamo il dialogo
L’industriale del marmo: servono piani trentennali. Il sindaco: il ricorso continuo alle vie legali non aiuta a ricucire i rapporti
Alessandra Vivoli
carrara. Un botta e risposta a distanza fra uno degli imprenditori storici del marmo, Giancarlo Tonini e il sindaco Francesco De Pasquale.
«Non siamo nemici e non chiediamo favori ma un piano che ci permetta di lavorare e creare occupazione» dichiara Tonini. «Va bene il dialogo, ma non si fa a colpi di ricorsi» replica il sidnaco.
l’imprenditore
«Finchè non si mette a punto un programma che abbia sul lapideo una visione di almeno trent’anni è tutto tempo sprecato – spiega Tonini– Bisogna partire da una considerazione importante: gli imprenditori non sono elementi estranei al territorio, non siamo nemici. Cerchiamo di lavorare, e in questo momento per le cave “normali” è tutto molto difficile. Le norme sono importanti ma serve il confronto: pensare di lavorare il 50% della produzione in loco è impensabile, mancano le aree».
il sindaco
«Tutte le azioni intraprese dall’amministrazione nelle politiche di gestione del settore lapideo sono ispirate alle volontà di incrementare le ricadute positive dell’attività estrattiva sulla città, sul fronte economico, ambientale e occupazionale ma anche di innescare uno stimolo all’innovazione, ad esempio tecnologia, che punti a migliorare la tutela di sicurezza, fonti e paesaggio – spiega De Pasquale – Vale per il Regolamento degli Agri Marmiferi, per i Pabe, per il sistema di tracciabilità e per il regolamento del periodo transitorio. Al netto delle obiezioni di merito al vaglio dei giudici, sono convinto che la filosofia al centro di questi strumenti debba e possa essere condivisa anche dal mondo delle imprese. Molti imprenditori soffrono, comprensibilmente, la spaccatura che negli anni si è creata con la città e vorrebbero ricucire il rapporto con i loro concittadini. I nostri provvedimenti sono il filo che può ricomporre questo strappo: il dialogo sicuramente rafforza questa azione, non certo il continuo ricorso alle vie legali». —
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