Il dolore
«Segregata in casa e poi violentata», il compagno sotto accusa
La denuncia arrivata dopo tre anni di maltrattamenti. L’uomo, un 40enne della Lunigiana, rischia il processo
LUNIGIANA. La loro, era una storia normale. Una coppia di giovani diventati adulti. Oltre dieci anni di vita insieme nella routine.
Poi, qualcosa è cambiato all’improvviso. Lui è cambiato. È diventato geloso, ossessivo, violento. Ha iniziato a dirle cosa indossare e cosa no, a proibirle di vedere amiche, di uscire. Doveva tenere tutto sotto controllo, anche il suo corpo.
Lei sapeva che non era giusto, sentiva che doveva andarsene. E lo ha fatto quando lui ha toccato il fondo. Quando l’ha buttata in terra e ha abusato di lei contro la sua volontà. È lì che lei ha deciso di farsi forza. Ha chiesto aiuto a un avvocato e ha denunciato quello che è stato il compagno della sua vita.
Adesso, quell’uomo è indagato per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. Il pubblico ministero Marco Mansi ha chiesto l’incidente probatorio, la cui data è ancora da fissare (sarà fissato entro il 20 luglio e consiste nella testimonianza della donna).
I fatti, secondo la ricostruzione dell’accusa, sono accaduti in Lunigiana (Il Tirreno non indica né il comune di residenza né il nome dell’indagato per tutelare la vittima) dal 2017 al 2020, gli ultimi tre anni della loro lunga storia.
Stavano insieme da oltre dieci anni. Si erano conosciuti da giovanissimi e, la loro, sembrava una storia da copertina. Fino a quattro anni fa, appunto, quando lui, ormai quarantenne (lei è coetanea), inizia a maltrattarla.
Secondo la procura l’avrebbe «sottoposta a maltrattamenti in via continuativa e indeterminata». L’avrebbe controllata «incessantemente», dice l’accusa, nelle frequentazioni e anche nel suo modo di vestire, accusandola a più riprese di essere una poco di buono.
Avrebbe iniziato anche a proibirle di uscire da sola. Che avesse amiche, non era tollerabile. Non doveva vedere o sentire nessun altro, all’infuori di lui. Non poteva rispondere al telefono o mandare messaggi senza la sua supervisione. Lui doveva sapere tutto di lei. Anche i pensieri. E se lei doveva uscire di casa, doveva ricordarsi di appuntare nei dettagli il suo itinerario, perché lui, al ritorno, glielo avrebbe chiesto. E guai a mentire o a sbagliare. Non si mente mai a un capo. Lui scopre tutto. Farà domande, anche a trabocchetto, per verificare la sua onestà. Controllerà poi il telefono per vedere se ci sono tracce di bugie. La prigionia era iniziata.
Lei si sentiva soffocare. Ha pensato più volte di andarsene, sì. Ma dopo una vita passata con lui, non era semplice capire che poteva vivere senza. Poi lo ha fatto. Lo ha fatto, quando lui ha toccato il punto di non ritorno.
Era la fine del luglio dello scorso anno. Nonostante lei si sia opposta in tutti i modi, lui l’ha costretta a fare sesso. L’ha violentata. Lei, la sua compagna.
Da quel giorno, la loro storia è finita. Lei lo ha querelato e adesso aspetta giustizia per i tre anni di incubo che ha vissuto. —
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