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i problemi della città 

Via Bastione, addio anche alla Upim. Un’altra catena lascia il centro di Massa

Chiara Sillicani
Via Bastione, addio anche alla Upim. Un’altra catena lascia il centro di Massa

Le associazioni: colpa dell’e-commerce e della desertificazione della città. Ma in autunno potrebbe arrivare Terranova

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MASSA. Non ci sono i manichini in vetrina. Non più. Non ci sono i costumi colorati e le borse da mare che mettono tanta allegria. Nelle grandi vetrine, che sono state di Valentino, solo enormi cartelli arancioni: annunciano ai massesi che è all’Upim è partito lo “svuota tutto”. Il negozio chiude e si spengono le luci in uno dei fondi più grandi – e con la miglior posizione – in città. Quei due piani luminosi per decenni sono stati la casa di Valentino, il negozio in cui ti portava la mamma per comprare il vestito buono. Valentino, della famiglia Talamoni, ha chiuso i battenti nell’inverno del 2017. Pochi mesi e ad occupare il fondo è arrivata Upim. Che, dopo quattro anni tondi tondi se ne va. E non è la prima catena che lascia il centro storico. Se ne sono andate, negli anni, Benetton e Sisley, Max Mara e Max & Co. Intimissimi e Calzedonia hanno preferito abbandonare il cuore della città per scegliere come unica sede il centro commerciale Mare Monti. E adesso saluta Massa anche Upim.

Un dato preoccupante l’addio delle catene secondo Bruno Ciuffi, presidente di Confcommercio. Preoccupante perché – spiega – se chiude un negozio a gestione famigliare, pur rappresentando un problema economico per quella famiglia e per la città, la chiusura può essere dettata da valutazioni non strettamente riconducibili a numeri e conti, ma quando chiude una catena – rafforza Ciuffi – è perché l’appetibilità del mercato non c’è: «La chiusura di Upim è un segnale che ci riporta alla drammaticità della crisi, penso a chi rischia di perdere il lavoro e mi auguro che, in caso di nuovi insediamenti, siano tutelati lavoratori e lavoratrici. L’ e-commerce, forte di tassazioni ridotte, sta mettendo in ginocchio la vendita tradizionale. Tassare i colossi dell’ on line sarebbe il primo passo per consentire la ripresa del commercio tradizionale». Le catene se ne vanno dal centro e secondo Adriano Rapaioli (Confesercenti) una delle cause è «la desertificazione della città, a parte i locali che però concentrano la loro attività nelle ore serali, i costi degli affitti, l’insufficienza di parcheggi. A tutto ciò purtroppo si è aggiunta la pandemia con i periodi di stop. Occorre una programmazione di medio lungo periodo, l’introduzione di misure strutturali che mitighino gli affitti, la realizzazioni di parcheggi a servizio della città, serve che si metta mano al piano della sosta».

Un’altra catane se ne va anche se non è escluso – con prospettive importanti anche per i lavoratori e le lavoratrici di Upim – che arrivi un altro grande marchio: Terranova del gruppo Teddy Spa di Rimini con fatturato da centinaia di milioni di euro. Sarebbe una buona notizia per il commercio, per chi di commercio vive e per la città. —
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