Sicurezza
«Siamo in bagno, lui la sta accoltellando»
In audio WhatsApp la richiesta di aiuto della nuova compagna del 29enne che ha ucciso l’ex moglie a coltellate
Melania Carnevali
castelnuovo magra. Chiusa nel bagno della villetta a schiera di Castelnuovo Magra, cerca un contatto con l’esterno. Telefono all’amica rimasta fuori, per avvisarla di chiamare i carabinieri. Poi manda un messaggio audio a un amico. Parla sottovoce, veloce. La voce le trema, forse sta anche piangendo. Sotto si sentono le grida dei due piccoli chiusi nella stanza con lei. Non hanno nemmeno due anni. «Ascolta noi siamo chiusi in bagno – gli dice –. Lui è di là che la sta accoltellando...non so. A me non fa niente. O per ora. Però a lei sì, stanno arrivando i carabinieri. Un casino». E chiude.
È uno degli audio contenuti nel fascicolo della Procura di La Spezia sul femminicidio dello scorso 12 giugno a Castelnuovo Magra. A essere stata uccisa, è Alessandra Piga, 25 anni, sarda di origine ma residente a Carrara, città dove aveva incontrato il suo futuro marito e il suo futuro uxoricida, Yassine Erroum, 29 anni. Lui, difeso dall’avvocato Riccardo Balatri, adesso si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato, lesioni aggravate e intralcio alla giustizia. A parlare nell’audio WhatsApp, è la sua nuova compagna, una 30enne di Carrara che quel giorno aveva accompagnato la 25enne nella villetta dove viveva con il marito prima della separazione. Si era fatta da tramite per consentire al 29enne di vedere il figlio. Ma la sua intermediazione non è bastata a evitare che finisse nel peggiore nei modi. Lei, chiusa nel bagno insieme ai due bimbi (il suo e quello della coppia). E lui nella sala, ad accoltellare l’ex moglie. Una, due, dieci, forse anche più di venti volte (l’esito dell’autopsia non è stato reso noto dalla procura). Quando i carabinieri di Sarzana fanno irruzione nella casa, la donna è già in una pozza di sangue.
Lui, invece, è in una camera da letto. Per bloccarlo e portarlo via, tre militari rimangono feriti. Il sangue è ovunque. La casa è sottosopra. Sul tavolo in cucina, c’è un piatto con la cocaina già tagliata e divisa in strisce. E non stupisce, perché lui ha precedenti per reati legati agli stupefacenti e la guardia di finanza di Massa lo sta anche indagando per lo spaccio di cocaina a Carrara.
Su una parete, accanto al cadavere, c’è una scritta fatta con il sangue: “Lo amo”. Ma non lo ha scritto lei. È stato lui. L’uomo ha ferite sul corpo, una anche sul collo. Al pubblico ministero e al giudice, durante l’udienza per la convalida dell’arresto, dirà poi che se le è procurate da solo per cercare di uccidersi. Durante il viaggio verso l’ospedale di Massa, ammette davanti ai carabinieri di aver bevuto e sniffato cocaina. E ammette anche di averla uccisa. Dice di aver perso il controllo, di essere diverso.
Dal carcere cercherà però di opporsi in tutti i modi alla cremazione dell’ex moglie: è contro la sua religione, dice. Ma il giudice affiderà la salma ai genitori che riusciranno a cremarla e a portarla a casa, in Sardegna. —
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