Trasporti
L’autobus rischia di prendere fuoco
Si è rotta la turbina e il mezzo si è ritrovato avvolto nel fumo. A bordo c’erano nove persone messe in sicurezza dall’autista
Melania Carnevali
massa. Prima, sente l’odore di bruciato. Poi, dallo specchietto retrovisore, vede il fumo uscire dalla coda dell’autobus. Di colpo accosta a destra, fa scendere i passeggeri, nove, li mette in sicurezza. Estintore in mano, va verso il motore da dove sta uscendo il fumo. Cerca di spegnere il principio di incendio, mentre vengono chiamati i vigili del fuoco. La caserma è a un passo e i pompieri arrivano in un lampo per terminare il lavoro iniziato dall’autista che, avendo inalato parecchio fumo, poi verrà portato al pronto soccorso dell’ospedale Apuane. Ma sta bene.
È successo ieri mattina, intorno alle 8. 20, sul ponte di Castagnola a Massa. A bruciare, secondo una prima ricostruzione di Ctt, l’azienda di trasporto pubblico locale, è stata la turbina di un autobus a metano, che è vecchio almeno 20 anni. Un incidente finito senza feriti, ma poteva andare decisamente peggio.
«Essendo un mezzo a metano avrebbe potuto creare una colonna di fuoco e bruciare alberi – tuona Leonardo Fazzi, autista e rappresentante sindacale –. Questo incidente non fa altro che confermare che il parco mezzi è vecchio e che non possiamo andare avanti così. Saltiamo corse perché gli autobus si fermano o non partono proprio. È un completo disastro».
Dei circa cento autobus circolanti in provincia, circa l’80 per cento, secondo la stima dei sindacati, ha più di 20 anni. I guasti sono all’ordine del giorno, i disagi pure. «Tutte le volte che parliamo con i dipendenti, ci parlano di problemi agli autobus – racconta Enrico Manfredi, segretario generale Filt Cgil Massa Carrara –. Problemi di ogni tipo, come l’aria condizionata che non funziona e loro che sono costretti a lavorare con il caldo, o spie che si accendono e che rimangono accese».
Proprio nei giorni scorsi, i sindacati erano tornati a puntare il dito contro l’esternalizzazione della manutenzione dei mezzi a una ditta di Prato. «Anni fa – spiega il sindacalista – ci furono dei furti di gasolio all’interno dell’officina in via Catagnina. Così l’azienda, dal momento che i responsabili erano alcuni operai, colse la palla al balzo per fare un intervento di riqualificazione e affidare l’officina a una ditta esterna che, essendo privata, fa i suoi interessi».
L’unica vera soluzione, in ogni caso, «rimane il rinnovo del parco mezzi», dice Manfredi. E dovrebbe succedere a settembre, con l’ingresso della nuova società, Autolinee toscane, la filiale italiana della francese Ratp Dev, vincitrice della gara per la gestione del trasporto pubblico locale in Toscana. «Gli autobus che sono stati inaugurati qualche anno – ricorda Fazzi – sono andati tutti ad altre province, a noi non è rimasto nulla. Ora siamo in un momento di passaggio, per cui l’attuale azienda, sapendo di uscire, non fa certo un investimenti. Ci auguriamo quindi che la nuova società mantenga l’impegno». —
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