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la polemica 

Luna park nell’area dell’ex Dalmine, il no secco di Fiom e Confindustria

Chiara Sillicani
Luna park nell’area dell’ex Dalmine, il no secco di Fiom e Confindustria

Imprenditori e lavoratori contro il parco divertimenti: «Così si penalizza il lavoro e non si rilancia la zona industriale»

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massa. Il Comune di Massa riesce in una “bella” impresa, quella di unire datori di lavori e lavoratori, industriali e sindacati. Lo fa dicendo sì al luna park nell’area ex Dalmine. Quell’autorizzazione a ottovolanti, montagne russe e ruote panoramiche non solo non va giù al partito democratico – il primo ad aver sollevato dubbi sulla location – ma neppure alla Confindustria e alla Fiom. E non soltanto perché entrambe trovano discutibile la sede scelta, ma pure perché in quell’area ci sono attività che lavorano di notte, quando il divertimento al luna park impazza. In quella zona ci sono aziende che – la Confindustria apuana lo sottolinea – di sera organizzano trasporti eccezionali contando su strade sgombre e poco traffico. Condizioni che, con il luna park, potrebbero davvero venir meno. A stupire Fiom e imprenditori è il fatto che la scelta dell’amministrazione – spiegano – non sia stata condivisa con le forze produttive della città e con i lavoratori.

Umberto Faita è il segretario della Fiom e ci tiene a premettere che il sindacato riconosce «il diritto dei giostrai, colpiti dalla pandemia, di svolgere la loro attività, ma insediare un luna park all’interno di un’area industriale dove sono occupati migliaia di lavoratori e lavoratrici ci lascia – spiega Faiata – a dir poco sconcertati. L’insediamento di un parco divertimenti in prossimità di una zona destinata alla cantieristica navale e ad alcuni tra i più importanti stabilimenti della provincia crea non pochi problemi alla logistica».

La Confindustria la scelta di un parco divertimenti nella zona industriale la definisce «discutibile, anche se – smorza – fortunatamente solo temporanea, almeno questo è l’auspicio. La presenza di un luna park all’interno di una zona industriale – gli imprenditori motivano le loro perplessità – rischia di creare disagio alle numerose aziende insediate da anni in quello che è, e che dovrà sempre essere, un’area dedicata all’industria e allo sviluppo delle aziende presenti. Bisogna infatti tenere in considerazione che, all’interno della zona industriale, ci sono numerose imprese che lavorano anche di notte per effettuare trasporti di vario genere, scelta che spesso deriva da motivi di sicurezza essendo le strade sgombre dal traffico».

C’è quindi una contestazione fondata sulla logistica, ma pure una – più politica e di strategia – che guarda i progetti e le intenzioni dell’amministrazione Persiani in tema di rilancio della zona industriale, zona che già sconta i ritardi delle bonifiche. E le difficoltà di quell’area la Confindustria le sostanzia in un esempio: «Abbiamo notizia – e non si tratta di una notizia buona – che cinque imprese che volevano insediarsi con attività metalmeccaniche hanno dovuto rinunciare per la mancanza di spazi adeguati in zona industriale. È per questo che riteniamo sia una assoluta necessità mantenere e valorizzare al meglio quelle aree che dovrebbero essere destinate ad ospitare insediamenti di natura produttiva, perché il futuro della zona industriale è, e deve essere – aggiungono gli imprenditori – l’industria manifatturiera e di tutte quelle attività volte alla sua valorizzazione. Un futuro già messo in grande difficoltà dal mancato completamento delle bonifiche ambientali».

La visione dell’amministrazione sul futuro dell’area industriale è quello che preoccupa anche la Fiom e il suo segretario che ricostruisce i pezzi di un puzzle in cui – spiega – una tessera importante sono anche i progetti dell’area ex Gesco: «Le scelte di investire su una provincia colpita da una crisi occupazionale molto pesante sono legate in modo inequivocabile alle scelte di pianificazione del territorio. La logistica, da questo punto di vista, considerata la vicinanza allo snodo autostradale e al porto, diventa un aspetto centrale all’interno delle scelte strategiche delle varie realtà industriali. Abbiamo pertanto il timore che tali decisioni, inserite all’interno di un progetto più ampio che sembra coinvolgere anche l’area ex Gesco e lo snodo di via Dorsale, diano un pessimo messaggio a chi ha deciso di investire e creare occupazione. Abbiamo imparato negli anni, qualora ce ne fossimo già dimenticati, che il nostro territorio non può prescindere da una zona industriale all’interno della quale la meccanica e la nautica hanno sempre giocato un ruolo da protagonisti. Abbiamo la necessità come territorio – conclude Faita – di creare le condizioni per attrarre investimenti, non di mandare segnali che vadano nella direzione diametralmente opposta». —

Chiara Sillicani

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