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la vertenza sanac 

Ilva non paga ancora, a rischio gli stipendi

Ilva non paga ancora, a rischio gli stipendi

L’allarme dei sindacati: «Nella società anche il ministero ma la situazione per i lavoratori non è cambiata»

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massa. L’ingresso del pubblico nel colosso dell’acciaio di Taranto aveva fatto ben sperare per le sorti di Sanac, azienda che produce mattoni refrattari ed ha in Ilva il suo più grande cliente. Ilva a fine 2020 ha, infatti, perfezionato un accordo con Invitalia, società controllata dallo Stato, dando vita ad una partnership pubblico privata, Acciaierie Italia. Invitalia è entrata con il 38 percento del capitale sociale e diritto di voto pari al 50 percento. Un risultato considerato una svolta per i sindacati che da tempo caldeggiavano un ingresso del pubblico nella compagine societaria. Ma i risultati sperati non sono arrivati: «Pensavamo – scrivono le segreterie provinciali e le Rsu di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil – che con l’ingresso di Invitalia le cose per Sanac potessero cambiare, invece ci troviamo di fronte al solito balletto sui pagamenti che mette a rischio l’operatività dell’azienda e gli stipendi. Ad oggi Sanac vanta nei confronti di Acciaierie Italia crediti nell’ordine di 37 milioni di euro, si tratta di materiale spedito, fatturato, ma non ancora pagato. A maggio ricordiamo che si è garantito un po’ di respiro all’azienda solo grazie al recupero di vecchi crediti con altri clienti, queste risorse garantiranno l’operatività dello stabilimento e il pagamento degli stipendi fino a luglio, dopodiché se Acciaierie Italia dovesse continuare a ritardare i pagamenti il rischio è quello di non aver più soldi per pagare gli stipendi e le materie prime. E questo in un contesto in cui – proseguono i sindacati – la domanda di acciaio sta crescendo e le richieste di materiale refrattario sono in continuo aumento. Questa situazione è inaccettabile ed aggravata dal fatto che a rendersi complice di questo atteggiamento non è solo un soggetto privato, bensì un soggetto partecipato dal pubblico».

Segreterie provinciali ed Rsu esprimono «forte preoccupazione sul continuo silenzio che il Ministero dello sviluppo economico mantiene nei confronti di Sanac sia su questo punto sia in relazione all’ennesima scadenza fideiussoria del 30 giugno. Nonostante siano state fatte varie rassicurazioni, non abbiamo ancora certezze sul nostro futuro e questa situazione, se dovesse protrarsi, rischia di minare alla radice le nostre prospettive. Chiediamo con forza che sia aperto un vero e proprio tavolo sul settore siderurgico, strategico per il paese e che il Ministero si faccia garante del pagamento dei crediti che Sanac vanta nei confronti di Acciaierie Italia. I lavoratori di Sanac sono stanchi di promesse e rimandi e sono pronti a mettere in campo tutte le forme di lotta per vedere riconosciuto il loro diritto al lavoro. Il tempo delle attese è scaduto, servono risposte». —©RIPRODUZIONE RISERVATA



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