Sicurezza
Marina Abramovic e l’orgoglio del marmo «Onorata della mia nomina da Carrara»
La lectio magistralis dalla casa di New York: sono un’artista immateriale e intangibile nel regno della scultura e della pietra
Alessandra Poggi
CARRARA. Occhiali neri da vista, quelli modello viaggiatore, un filo di rossetto rosso e sullo sfondo la backyard (retro) della sua casa di New York. Così si è presentata Marina Abramovic, al collegamento con gli studenti dell’Accademia di belle arti di Carrara in occasione della sua lectio magistralis. Collegamento (tutto curato dagli studenti dell’Accademia) che celebrava la sua nomina ad Accademica d’onore, la prima volta per una donna dalla fondazione dell’ateneo. A presentare la grande artista dell’effimero (anche lui in collegamento, ma da Varsavia) c’era lo storico e curatore d’arte Fabio Cavallucci. A lui il compito di riassumere le principali caratteristiche dell’arte di Marina Abramovic: «ha saputo usare se stessa come forma di espressione – ha detto – ha saputo usare il suo corpo di donna indifesa provocando imbarazzo. Ha deciso di lavorare in coppia con Ulay – ricordiamo che si tratta del collega tedesco con cui ha avuto una storia d’amore per 12 anni e che ha ritrovato inaspettatamente nel corso di una sua performance 23 anni dopo, nel 2010 al Moma di New York – continuando con lui la ricerca della dimensione. È stata l’artista – ha concluso Cavallucci - che nella società moderna ha saputo promuovere la sua arte a livello di star system come strumento di crescita individuale e sociale». Quindi la parola è passata a lei, l’artista che ha saputo fare del suo corpo e delle sue azioni la più grande opera d’arte: «la presentazione di Cavallucci è perfetta, potrei usarla per il mio funerale – ha scherzato l’artista bulgara naturalizzata americana - sono onorata, lieta e grata per il riconoscimento che mi ha conferito l’Accademia di belle arti di Carrara. Vi dirò di più, sono sorpresa perché io sono un’artista immateriale e intangibile mentre l’accademia si basa principalmente sulla scultura del marmo, che è tangibile». E poi qualche nozione sulla sua arte nata guardando le scie lasciate in cielo da alcuni caccia jugoslavi, la sua prima performance, le critiche subite, le lacrime, la gioia e la devozione assoluta. Marina si è raccontata così, ha aperto la sua anima. In sala oltre al padrone di casa, il direttore Luciano Massari, il presidente Antonio Passa, il sindaco Francesco De Pasquale e numerosi studenti. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
