Lutto
Una zona residenziale in subbuglio provò a bloccare i lavori
carrara. Una storia di cantieri, carte progettuali, di riunioni di comitati e fiumi d'inchiostro, ma anche di ricorsi. Parliamo di quella del "tempio crematorio" che si concretizza a Carrara oltre tre anni fa, a Turigliano. Ovviamente il nastro va riavvolto anni prima.
Il progetto è del 2015, ai tempi ancora di Amia, prima dell'arrivo della multiservizi Nausicaa, e si aggira come costi attorno a 1,5 milioni di euro (1,4 per la precisione, con l'opera, recitava la delibera di giunta, finanziata con i proventi riscossi da Apuafarma nell’ambito del servizio di gestione delle attività cimiteriali).
Un paio di anni di cantieri, ma soprattutto, prima dell'entrata a regime della fine di febbraio del 2018, non erano davvero mancati i botta-risposta e le carte bollate tra amministrazione comunale e il comitato nato ad hoc con diversi iscritti.
A preoccuparli erano vari aspetti: dalle emissioni, e quindi da temi come salute e ambiente, fino all'ipotesi di un uso estensivo del forno crematorio (scongiurare dunque che potesse diventare un business). Una querelle a suon di concetti, dei residenti (ma non solo) attorno all'area, ma ben presto anche giudiziaria con tanto di ricorsi tra cui quello presentato dal “Comitato per la Costruzione del Tempio Crematorio per soli cittadini del Comune di Carrara”. Ma con un'ordinanza il Consiglio di stato, nel settembre 2018, aveva respinto il ricorso sui limiti di “cittadinanza”, non riservando la struttura ai soli nostri concittadini. Nei mesi precedenti c'era stato anche il maxi ricorso al Tar che puntava il dito per il gruppo di cittadini sulla pericolosità dell’impianto.
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