Il Tirreno

la segnalazione 

Via Baracchini prigioniera di 700 ecoballe

C.S.
Via Baracchini prigioniera di 700 ecoballe

I residenti: qualcuno rimuova quei cumuli di abiti e scarpe usate, sequestrati nei mesi scorsi. Adesso cominciano a puzzare

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massa. Pensavano che, dopo la segnalazione e dopo il sequestro, quelle ecoballe sarebbero scomparse. E invece eccole ancora lì, lungo via Baracchini, in quel piazzale che avrebbe dovuto ospitare solo blocchi di marmo. Dopo mesi e mesi sono ancora al loro posto: abiti dismessi, vecchie scarpe, brandelli di tessuto. La pioggia delle ultime settimane ci ha messo del suo e – assicurano i residenti – il risultato è che, con il caldo, è arrivata pure la puzza. Tanto che chi vive da quelle parti e già aveva segnalato la presenza delle ecoballe, torna a farsi avanti per chiedere che tutto quel materiale, ormai in macerazione, venga rimosso e in tempi rapidi.

La vicenda risale allo scorso aprile quando un gruppo di cittadini ha segnalato ai carabinieri la presenza di centinaia di ecoballe – 700 in totale – con scarpe ed abiti malmessi, abbandonate da tempo in un piazzale che avrebbe dovuto funzionare da deposito di marmo. Quelle balle – ricostruiranno i gestori del piazzale – erano state spedite da una ditta di Prato e sarebbero dovuti rimanere in via Baracchini per breve tempo, in attesa di partire alla volta della Turchia. E invece sono rimaste lì per settimane: è scattata quindi la segnalazione a cui ha fatto seguito un sopralluogo dei carabinieri forestali e dei tecnici di Arpat. Sono dunque arrivare le denunce per smaltimento illecito di rifiuti e il materiale è finito sotto sequestro. I cittadini, però, a due mesi dall’intervento dei carabinieri, chiedono – anche all’amministrazione – che sia individuata un’area alternativa per tutto quel materiale sequestrato in modo che non permanga a due passi da casa loro, lungo una strada che di problemi ne ha parecchi. Non solo un problema di “identità” sospesa tra la zona industriale e il mare, ma anche di cattivi odori con il Lavello che spesso – è proprio il caso di dirlo – si fa sentire. La speranza è che ora, a peggiorare il quadro, non rimangano quelle 700 ecoballe che, con l’effetto della pioggia, quindi del sole, hanno iniziato ad emanare cattivo odore. —
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