Gioco
«Ciao nonno Carletto, un grande uomo e un esempio che seguirò per tutta la vita»
Treschietto, Bagnone e l’intera provincia dicono addio al sindaco Marconi. E le parole del nipote, Gregorio, commuovono tutti
Valentina Landucci
bagnone. C’è una frase di circostanza che si dice in situazione come quelle di ieri, nella chiesa di Treschietto. Che non riusciva a contenere le persone venute a dare l’ultimo saluto al sindaco, all’amico, al paesano Carletto Marconi. Troppo piccola la chiesetta, piccolo il paese che forse davvero tanta gente tutta insieme come ieri, lì per salutare il primo cittadino settantunenne deceduto a causa di una grave malattia contro al quale combatteva da tempo, non l’aveva mai vista.
Ma il punto è un altro.
Chi la stabilisce la grandezza di un luogo che all’improvviso si trova a dover contenere tutto l’amore e tutto il dolore per una persona che non c’è più? Perché forse, ieri, era proprio il posto più piccolo a contenere l’amore e il dolore più grande per la scomparsa di Carletto Marconi: il cuore di un ragazzino che non potrà più trascorrere le giornate a passeggio tra gli ulivi di queste colline con il nonno o ascoltare le sue storie. Il cuore di Gregorio, il nipote di Carletto Marconi. Un cuore nel quale quel nonno speciale non morirà mai.
E così il paese, come Gregorio. Una comunità piccola ma in grado di aprirsi in un abbraccio grande come l’universo per dire addio al suo sindaco. In modo semplice, schietto, diretto senza cedere alla retorica di un momento pur istituzionale che ha visto salire fin quassù tutti i sindaci della Provincia, alcuni amministratori delle province vicine, il presidente dell’unione dei Comuni Roberto Valettini, quello della provincia Gianni Lorenzetti e della Regione Eugenio Giani, il consigliere regionale Giacomo Bugliani, l’onorevole Cosimo Ferri. E poi il prefetto Claudio Ventrice, insieme ai vertici delle forse dell’ordine provinciali, le associazioni del territorio e tanti cittadini comuni, stretti intorno ai familiari – la moglie Linda, la figlia Cristina – ma anche a una amministrazione – una giunta e un consiglio – rimasti orfani di una guida e di una figura di riferimento per la comunità.
«Io lo conoscevo come nonno – dice Gregorio – un esempio che seguirò per tutta la vita, perché tutti noi qui presenti sappiamo che era un grande uomo e nonostante i momenti più difficili causati dalla malattia ha mantenuto la forza di aiutare chi aveva bisogno». E proprio da Gregorio arriva la spinta, alla comunità, a dedicarsi con impegno a portare avanti il lavoro cominciato dal nonno ormai più di 40 anni fa: una intera vita dedicata a Treschietto, a Bagnone, alla sua Lunigiana.
La cerimonia funebre è stata officiata dall’arcivescovo di Volterra, Alberto Silvani. Non una stranezza: Silvani è nato qui, ha studiato a Pontremoli e per qualche anno è stato il parroco di Cordega e, poco più su, proprio Treschietto. «È stato detto – dice l’arcivescovo Silvani – che il campo della politica è l’espressione più alta della carità: parole che si adattano bene a Carletto». Sull’altare accanto al vescovo don Angelo, don Marco e don Giovanni: gente di famiglia per Marconi come i tanti paesani presenti ieri pomeriggio nel cortile di fronte alla chiesa per salutare, prima di tutto, uno di loro.
«Un uomo, un sindaco, che con la sua azione ha lasciato un segno» dice Giani. «Ci siamo ritrovati dalla stessa parte tante volte – lo ricorda Lorenzetti – per portare avanti le nostre idee: era forte e deciso nel farlo». «Un sindaco in mezzo alla gente – aggiunge l’onorevole Ferri – credeva nelle istituzioni, nella giustizia: ricordo di quando mio padre mi parlava di lui e del lavoro che facevano insieme in Pretura a Pontremoli». «Mi hai trasmesso valori importanti – aggiunge Rita Beccari, ex assessore di Bagnone – sei nel mio cuore e nel cuore di tutti noi». Tra il cittadini arrivati a Treschietto per l’ultimo saluti a Carletto Marconi anche Maria Stella Masocco, mamma del portiere Gianluigi Buffon. Anche lei molto legata a questa comunità che le ha dato i natali.
Un posto piccolo, vero. Ma fatto di persone dal cuore grande, che non dimenticano. Tanto da far sì che Carletto Marconi, in fondo, non muoia mai. —
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