La manifestazione
Chiesto il processo per 48 indagati
Il pubblico ministero chiede il non luogo procedere per la dipendente di Palazzo ducale Marina Tongiani
MASSA. Non si è ancora espresso il gup Dario Berrino. E l’udienza preliminare è stata rinviata al prossimo 18 ottobre. È allora che il giudice deciderà se accogliere le richieste di rinvio a giudizio della pubblico ministero Roberta Moramarco per 48 tra dipendenti della provincia e del genio civile. Quarantotto richieste di rinvio a giudizio e una per non luogo a procedere. Se infatti la pm, nel dicembre 2020, ha chiamato di fronte al gup anche Marina Tongiani, dipendente della Provincia, ieri ha ritenuto che in sede di udienza preliminare l’indagata sia stata in grado di fornire dettagli su ciascuno dei periodo di assenza contestati. Marina Tongiani, assistita dall’avvocato Enzo Frediani, ha infatti motivato nel dettaglio ciascuna uscita a cui si faceva riferimento in atti, dimostrando che non si trattava di assenze ingiustificate, piuttosto di uscite legate proprio a necessità di lavoro. Spiegazioni così convincenti che la stessa pubblico ministero ha richiesto al gup il non luogo a procedere per la dipendente.
Per gli altri 48 indagati (richiesto il non luogo a procedere anche per uno deceduto) la pm Moramarco ha formalizzato davanti al gup la richiesta di rinvio a giudizio. La decisione arriverà – salvo ulteriori posticipi – il 18 ottobre.
Per gli indagati, pur con profili diversi, la pm ipotizza la falsa attestazione delle entrate e, in alcuni casi, la truffa a danno dell’ente pubblico a cui – stando alle tesi accusatorie – sarebbero state sottratte ore di lavoro. L’inchiesta muove i primi passi nel 2016, le indagini sono svolte dai carabinieri e proseguono per un paio d’anni con tanto di telecamere installate in Provincia e al Genio, di fronte alle macchinetta per le timbrature: nel gennaio del 2018 scattano poco meno di 70 iscrizioni. Per 29 di quegli indagati, nel settembre, vengono disposte le misure cautelari: 26 persone finiscono ai domiciliari, a tre viene imposto il divieto di dimora nel comune (misure poi sostituite dall’interdizione del lavoro). Per tutti gli altri indagati le misure cautelari non vengono richieste perché quei dipendenti pubblici hanno fatto il passo indietro: quando sulla stampa locale si diffonde la notizia di un’inchiesta in corso sugli assenteisti, loro – spiegava la pm – di uscite senza strisciare il badge non se ne concedono più. L’indagine prosegue fino alla conclusione e alla richiesta, nel dicembre scorso, del rinvio a giudizio per 49 indagati. La pm chiede invece e ottiene l’archiviazione per 17 persone perché – motiva – mancano elementi sufficienti per sostenere l’azione in giudizio. La udienza preliminare si apre a maggio scorso. Ieri la formalizzazione di 48 – e non più 49 – richieste di rinvio e di un non luogo a procedere. —C.S.
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