Sicurezza
Casonato, la Cassazione conferma i 16 anni
La Corte Suprema rigetta il ricorso e conferma la pena inflitta in appello a Genova. Ora la sentenza è definitiva
massa. La Cassazione respinge il ricorso e conferma la sentenza della Corte di appello di Genova che condanna Marco Casonato alla pena di 16 anni per l’omicidio del fratello Piero, il 1 novembre del 2017 a Villa Massoni.
Quella sentenza aveva ridotto di due anni la pena comminata dal giudice di primo grado che aveva espresso una condanna a 18 anni. Se la Corte d’Assise di Massa in primo grado aveva, infatti, stabilito una pena di 27 anni, ridotta di un terzo per il rito abbreviato, il tribunale di Genova, nel maggio del 2020, era partito dal minimo di pena previsto per il reato contestato a Casonato – omicidio volontario con l’aggravante del vincolo di parentela – cioè 24 anni. Dunque, con la riduzione prevista dall’abbreviato, la pena inflitta dal giudice di appello era di 16 anni. I legali i dell’ex professore massese di psicologia, gli avvocati Riccardo Balatri e Antonio Forza, avevano però valutato che sussistessero gli estremi per ricorrere in Cassazione. In particolare rilevavano alcune criticità da parte del giudice di secondo grado nella valutazione del quadro probatorio. Di qui la volontà di proporre ricorso alla Suprema Corte contro la sentenza del giudice di appello.
Era stato lo stesso giudice d’appello, tra l’altro, a rigettare la richiesta di domiciliari avanzata, per motivi di salute dai legali di Casonato, nel marzo del 2020. La richiesta, a cui si sono opposte le parti civili (l’avvocato dell’ex compagna di Piero Casonato è Guido Bernieri), si estendeva anche all’ipotesi di domiciliari con braccialetto elettronico. Il giudice però aveva respinto la richiesta ritenendo che la salute di Casonato risultasse più tutelata in carcere che non a casa visto l’emergenza Coronavirus. Casonato infatti si trovava – e si trova – nel carcere di Pisa che conta su un importante centro clinico direttamente collegato con l’università. I domiciliari, invece, gli avrebbero imposto una convivenza con altri che avrebbe potuto risultare più dannosa alla sua salute.
Ieri la pronuncia della Cassazione: la Corte non ha ritenuto fondate le motivazioni del ricorso che è stato rigettato. Rigetto che conferma la validità della sentenza di secondo grado con la condanna a 16 anni di carcere di Marco Casonato. Essendosi espressa la Suprema Corte, la sentenza diventa quindi definitiva. —
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