Proteste
Avenza e Nazzano libere (in parte) dal rischio inquinamento
Terminata la procedura di restituzione “al pieno” utilizzo Più facile e meno costoso realizzare interventi edilizi
Carrara. Ampliare casa per un bagno in più o una cameretta, realizzare lo scavo nel giardino per la posa di nuovi impianti, metter mano a un muretto di recinzione. Tutti banlai interventi edilizi, si dirà. Ma e fino ad oggi per i residenti di Avenza e Nazzano significavano migliaia di euro spesi in relazioni tecniche oltre a quelli necessari per i lavori. Colpa del rischio della presenza di sostanze inquinanti nel sottosuolo derivanti dalle attività presenti un tempo nei siti produttivi.
Da qualche giorno, però, almeno le spese per ingegneri, geologi, chimici specializzati nelle analisi dei terreni inquinanti chi vive in queste zone potrà risparmiarseli e grazie al Comune di Carrara che ha portato a compimento un iter cominciato nel 2013. Tecnicamente si tratta del ritorno “al pieno” riutilizzo delle aree. In pratica gli effetti sono la riduzione del volume di procedure e costi per piccoli e grandi interventi edilizi e, soprattutto, la certezza – per chi vive in messo all’area industriale – di non essere esposti a rischi dovuti alla presenza di sostanze inquinanti nel sottosuolo.
Come detto sono due le aree interessate alla restituzione al pieno utilizzo: l’area residenziale di Avenza e l’area residenziale denominata Nazzano “2” del Sito di Interesse Regionale. «Come in altre zone del Sir, qui era stata rilevata la presenza di sostanze inquinanti, riconducibili in prevalenza all’attività agricola, della cura degli orti e dei giardini ma non industriale – spiega l’assessore all’ambiente del Comune di Carrara Sarah Scaletti – .Con un lavoro svolto in larga misura internamente dal settore ambiente, il Comune ha attivato e portato a termine una lunga e articolata procedura di “restituzione al riutilizzo”. Sono stati ripresi e messi a sistema i dati dei campionamenti volti ad accertare la presenza degli inquinanti, effettuati in passato da Arpat e Asl. Sulla base di tali dati e con l’ausilio, nell’ultima fase, di professionisti esterni, è stata condotta una “analisi di rischio” per verificare se gli abitanti di quelle zone fossero esposti a qualche pericolo. L’analisi è stata condotta utilizzando i parametri più stringenti e cautelativi, cioè considerando come soggetto esposto un bambino e valutando il rischio sia all’aperto che al chiuso».
L’esito è stato soddisfacente: è stato infatti appurato che per chi vive in queste due zone non esiste rischio.
Arrivare al risultato ha richiesto un iter procedurale piuttosto lungo con passaggi in Regione, che hanno coinvolto anche Arpat e Asl, e conferenze di servizi dalle quali alla fine è arrivato il parere favorevole.
«Il riutilizzo apre alla possibilità di effettuare, sugli edifici residenziali presenti in queste aree, tutti i normali interventi edili consentiti dagli strumenti urbanistici senza la necessità di spese extra – spiega ancora l’amministrazione comunale – . Fino a oggi infatti non erano consentite opere che interessassero il suolo e il sottosuolo e chi voleva effettuare anche piccoli ampliamenti in quelle aree era tenuto a completare prima una lunga e costosa procedura, facendosi carico delle spese per la caratterizzazione, per l’analisi di rischio e in qualche caso, forse, anche della bonifica». Tutto questo va in archivio. Rimane solo un vincolo: «nel caso di realizzazione di locali interrati – precisa l’assessore – dovrà essere condotta una nuova analisi di rischio per considerare la situazione specifica.»
Va precisato che restano in vigore le ordinanze di non utilizzo dell’acqua dei pozzi. Le acque di falda, infatti, sono escluse dalla procedura di restituzione al riutilizzo. —
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