Il Tirreno

«Mia madre era incinta ma quel 13 giugno andò lo stesso a cercare il papà tra i cadaveri»

Aldo Antola
«Mia madre era incinta ma quel 13 giugno andò lo stesso a cercare il papà tra i cadaveri»

Domenica Antola nacque a settembre, pochi mesi dopo l’eccidio A crescerla fu il fratello di suo padre che sposò la vedova 

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la testimonianza

La bellissima iniziativa delle giovani di Forno che hanno unito le forze per tornare a parlare dell’eccidio del 13 giugno 1944 a Sant’Anna, intitolata “Per non dimenticare ed evitare di ripetere” ha riscosso grande attenzione e sta aumentando l’interesse da parte dei cittadini di Forno e paesi vicini ma anche da parte della città di Massa. E il gruppo denominato “Fanti Valenti”, tipica espressione delle nonne locali, è entrato sul tema con grande entusiasmo e sta raccogliendo moltissime testimonianze, anche da fuori Massa. Come è stato osservato da qualcuno questo genere di iniziative «avrebbe dovuto essere fatto molti anni prima con tanti testimoni ancora in vita e dalla memoria fresca». « Ma non è troppo tardi – ci ha detto Maria una delle ragazze che tirano il gruppo – ci stanno arrivando ancora molte testimonianze, però bisogna non perdere tempo».

Lo scopo del progetto è completare un libro di testimonianze avviato da Fruzzetti, Grossi e Michelucci nel passato. Ed a seguito dell’appello di “Fanti Valenti” stanno riemrgendo dal passato alcune testimonianze che rischiavano di andare perdute. Come quella della figlia di Domenico Antola (figlio di Luigi e Maria Pedrinzani), uno dei trucidati il 13 giugno 1944, che è stata chiamata come il padre, Domenica. Una vicenda da libro cuore, che non fa altro che aumentare il dolore da quanto prodotto dai nazifascisti.

A Domenica Antola è stato messo il nome del padre perché nata dopo la sua morte, in settembre. Ci ha spiegato tutto la stessa Domenica, che troviamo nella sua abitazione a Castagnola dove vie col marito Aldo e il figlio Roberto con la sua famiglia.

«Purtroppo mia madre è scomparsa da poco – inizia a raccontare Domenica – e sarebbe stato bello aveste parlato con lei, fino allo scorso anno era lucida e poteva rispondere a tutte le vostre domande. Comunque abbiamo vissuto insieme a mi raccontava sempre del babbo. In quei giorni in giro c’era il finimondo, e il babbo molto timoroso volle andare in montagna perché era più sicuro per gli uomini, tutti si spostavano nella montagna. Le donne, specialmente in stato interessante, non le avrebbero toccate al piano. E la mamma preferì stare a Massa e cercava di convincere anche lui ma invano».

«La mamma parlava sempre del babbo. Era un pensiero fisso. Era buono oltre ogni limite, ci diceva, troppo buono. E lei una donna in gamba e coraggiosa – dice Domenica della mamma Bruna – basti pensare che pur essendo in stato interessante andò lei direttamente a Forno a cercare il marito fra i cadaveri! Diceva molti quasi irriconoscibili».

Poi Domenica ricorda gli anni successivi. «Il pensiero del babbo era fisso nel cervello – continua Domenica - comunque bisognava andare avanti. Appena nata la mamma non aveva latte, la guerra non era finita, e a Forno come a Castagnola c’era grande solidarietà, prendevo il latte da tutte le donne che lo avevano, anzi una volta non trovando nessuno mi diedero anche la polentina di farina di castagne, avevo dieci giorni!». Anche il cugino di Domenico, Libero, partigiano sui monti, scendeva spesso con grande rischio per portare il latte a Bruna.

«Dopo al guerra la mamma trovò grande appoggio nella famiglia e nel fratello del babbo, Giuseppe, buono come il fratello, e dopo qualche anno decisero di sposarsi. Giuseppe fece da padre a me anche alla figlia che ebbero successivamente».

«Siamo tornati sempre a Sant’Anna, specialmente il 13 giugno non lo abbiamo mai mancato – interviene Aldo Fiorentini, il marito di Domenica che ha seguito tutto – e siamo rimasti in buoni rapporti con alcune famiglie di Forno, gente speciale, che ci accoglie sempre con tanto affetto».

Dunque sarà un 13 giugno forse diverso, grazie anche al nuovo interessamento di questi giovani del gruppo “Fanti Valenti” ( Maria Tonarelli, Margherita Tonarelli, Anna Rossi, Alice Manfredi, Sara Alberti, Nella Alberti, Elena Alberti, Alessia Tonarelli, Beatrice Cherubini e Camilla Michelucci) che ha prodotto nuove testimonianze ed è tornata fuori quella del 1994 di Riccardo Bertelloni, un altro italiano sfuggito alla fucilazione perché caricato sul camion direzione Germania, dove parlano di fame e pane. —

Aldo Antola

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di Redazione web