Attenzione
Il Covid spegne un’altra vetrina in centro
Chiude il laboratorio orafo Artemisia in via Crispi. La titolare: la crisi c’è dal 2018, ma la pandemia ha ucciso le speranze
massa. Ancora una saracinesca che si abbassa, nel centro di Massa, in via Vincenzo Giudice (la vecchia via Crispi) dove a fine mese chiuderà Artemisia il negozio di Rita Boccalate. Un piccolo laboratorio di oro e bigiotteria realizzata dalla titolare, ma che funziona anche come compro oro. Prima si chiamava Oromoneta. L’aveva rilevato nel 2007 dopo averci lavorato cinque 5 anni come commessa. In questo piccolo fondo zeppo di sue produzioni, Rita sperava di guadagnarsi la pensione. Invece no, deve chiudere: «Lo scorso anno andava male, ma almeno Conte ha dato degli aiuti – racconta Rita – stavolta non ho preso niente. È dal 2018 che sento la crisi per via dei prezzi del compra oro. Però tutto sommato tiravo avanti. Le mie linee di bigotteria dedicate ai monumenti e alle piazze di Massa e di Marina, e anche tutti gli altri oggetti creati da me riuscivano in qualche modo a farmi campare. Poi è arrivato il Covid e ogni speranza di ripresa si è spenta. Tutto un apri e chiudi. La chiusura pasquale mi ha dato il colpo mortale. A malincuore devo chiudere e salvare il possibile. Ci sono troppe spese e zero incassi. Devo chiudere per non fare altri debiti. Cercherò di salvare il salvabile con una promozione su tutti gli oggetti, bigiotteria e oro per tutto giugno. Dopo tutti questi anni sono costretta a chiudere e rimettermi in gioco a 56 anni. Sperando di trovare un lavoro. Forse farò la rappresentante, ho fatto domanda per fare la maestra o la bidella. Questo è un po’ anche il risultato delle vendite online, diciamolo chiaramente. L’ho scritto più volte su Facebook. Massa diventerà una città fantasma e sporca. Bisogna alimentare le piccole botteghe, quelle che fanno luce e puliscono la strada».
Un unico rammarico per Rita, quello di non essere riuscita a trasformare la sua bottega artigiana in una cooperativa per donne vittime di violenza: «La violenza sulle donne – racconta – è un tema che mi tocca da vicino essendo stata io stessa una vittima. Ci tengo a farlo sapere e a questo tema ho dedicato un’intera linea di bigiotteria. Orecchini, anelli, bracciali. Tutti con il simbolo delle scarpe rosse. All’amministrazione avevo presentato un progetto che prevedeva di realizzare nel mio laboratorio una sorta di cooperativa per dare indipendenza economica alle donne vittime di violenza. Un luogo dove creare oggetti di varia natura, una sorta di simbolo di indipendenza. Peccato che nessuno mi abbia mai risposto. Forse oggi non dovrei chiudere e tante donne avrebbero trovato la loro indipendenza». Nonostante tutto Rita pensa positivo: «Non mi abbatto – dice – e voglio considerare la cosa non come una fine, ma un nuovo inizio». —Alessandra Poggi
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