Il Tirreno

Chiara, uno spirito libero a contatto con la natura

Roberto Grazzini

Madre di due figli, gestiva con la mamma e i fratelli un’azienda agricola vicino a via Romana Vecchia e anche un’azienda di vernici a Lappato

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Roberto Grazzini

Chiesina Uzzanese. La notizia della tragica scomparsa di Chiara Galligani, 45 anni, madre di due figli, arriva come un secco e inaspettato colpo di frusta che ferisce profondamente e disorienta la comunità chiesinese, messa già a dura prova dal Covid e dai recenti lutti legati a giovani donne. Là, fra quelle cime silenti e confortanti e quegli interminabili spazi che tanto amava, e dove aveva ritrovato e rafforzato l’equilibrio interiore che la contraddistingueva, l’atroce destino l’ha tolta all’affetto dei propri cari.

Chiara era tutto ciò che racchiude il semplice ma allo stesso tempo complesso significato della parola solare, di donna che vive in simbiosi, o meglio in osmosi con l’ambiente esterno, di chi sa assaporare ed esaltare a pieno le meraviglie della natura. Perso il padre, un paio di anni addietro, aveva realizzato, assieme alla mamma, al fratello Alessandro e alla sorella Gaia, una sorta di laboratorio a cielo aperto, con la ristrutturata casa colonica e l’appezzamento di terreno annesso, di proprietà, molto vicino alla residenza di via Romana Vecchia. Inoltre, mandava avanti sempre col fratello la BFG, ditta di famiglia di colori per cartiere, a Lappato, nella vicina provincia di Lucca. Come poteva però correva alla fattoria con tanti animali, all’insegna di un modus vivendi del quale ci stiamo colpevolmente dimenticando. Non lo considerava un punto di arrivo quanto la solida base per successive sperimentazioni e progetti.

Fra le tante persone che hanno avuto l’indubbio privilegio di conoscerla, e che ne piangono la perdita, c’è anche Fabio Berti, primo cittadino del comune chiesinese, che abita a pochi centinaia di metri dalla casa di Chiara, ragazza che ha visto nascere e crescere. «Ovunque volgo lo sguardo – dice con la voce rotta dall’emozione – rivedo il suo sorriso contagioso, la sua voglia di fare, l’innato spirito libero, disponibile e propositivo al servizio del prossimo e della comunità».

Mi ricordo – prosegue – con quanto amore e dedizione, sempre lei, diplomata all’istituto d’arte a Lucca, aveva dato vita aduna lodevole iniziativa di pittura per bambini disabili. Avevamo parlato pure di recente dei suoi sogni su come valorizzare la struttura per dare un migliore servizio, per sfruttarne le potenzialità, mai fine a se stesse. Davanti a simile tragedie risulta impossibile dare una spiegazione. Resta il dolore lacerante e la consapevolezza che, comunque questa splendida persona, ha lasciato con l’esempio piccoli, grandi insegnamenti di vita. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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