Gioco
I soldi del marmo per rifare le scuole e per creare nuovi posti di lavoro in città
Il Comune fa il punto sulla durata delle concessioni di cava. La svolta: potrebbe arrivare un gettito extra di 27 milioni di euro
Luca Barbieri
CARRARA. I soldi del lapideo per scuole nuove e per portare più posti di lavoro sul territorio. Incremento sul fronte occupazionale, infrastrutture di interesse pubblico (leggi scuole, prima di tutto) e l'ambiente: più investimenti in queste direzioni, più lunga sarà la concessione per le imprese del lapideo. E potenzialmente dal settore potrebbe arrivare un «gettito extra di circa 27 milioni di euro»; mentre le cave interessate sarebbero 68, un numero che arriva sottraendo alle 80 complessive le 8 totalmente in regime di bene estimato e le 4 che invece hanno una «scadenza naturale» della concessione. Tutti altri siti estrattivi appunto dovranno tenere a mente il “Regolamento per l’incremento temporale delle concessioni”: 8 articoli pronti a dialogare con l'articolo 21 del Regolamento degli agri marmiferi comunali (quello che disciplina il periodo transitorio) e freschi di passaggio in commissione marmo ieri mattina. «Potevamo approvarlo in giunta, ma visto l'argomento abbiamo preferito l'iter delle commissioni e del consiglio comunale per un ampio confronto», fanno notare il vicesindaco con delega al marmo Matteo Martinelli e il presidente della commissione politiche per il marmo Stefano Dell'Amico mentre presentano la bozza del nuovo testo. Un documento che prova a disegnare un perimetro ben delineato a quella dicitura dell'articolo 21 del regolamento degli agri che parla di «progetto di interesse generale per il territorio» e che di fatto contribuirà a incrementare il periodo transitorio, fermo restando l’obbligo di lavorare in loco almeno il 50% dei materiali. Infatti, nella regolamentazione del periodo transitorio in attesa delle gare per l’assegnazione delle nuove concessioni degli agri marmiferi, la legge regionale 35 del 2015 prevede la possibilità di prolungare fino a un massimo di 25 anni (a partire dal 31 ottobre 2016) il titolo in essere per coloro che garantiscono almeno il 50% della lavorazione in loco. E così, da un lato, come recita il regolamento degli agri, il 50% della lavorazione in loco garantisce «solo la soglia minima per ottenere 13 anni di estensione, mentre per arrivare ai 25 anni previsti dalla legge regionale si deve lavorare in loco il 100% del materiale estratto»; dall’altro ecco «la possibilità di “estendere” la fase transitoria anche per coloro che si dimostrano in grado, nell’ambito della loro attività, di innescare ricadute di interesse collettivo su altri fronti, come quello occupazionale, ambientale e infrastrutturale». «Opportunità complementari e non esclusive tra loro», ribadiscono dal Municipio: resta l'obbligo di lavorazione in loco del 50% e l'aumento della percentuale potrà fare il paio anche con un progetto che rientra nella fattispecie del regolamento che verrà approvato dal consiglio prossimamente. Gli interventi potranno – ma non necessariamente devono – essere realizzati all’interno dei bacini marmiferi, non dovranno riguardare opere obbligatorie per legge e come ambiti si va dalla «tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente» alla difesa del suolo, passando per infrastrutture pubbliche, il capitolo turistico, le attività scientifiche-formative, quelle di promozione e valorizzazione del patrimonio storico cittadino, ma anche del piccolo commercio e di artigianato del centro storico. Ogni intervento corrisponderà a un punteggio, così come per le ricadute occupazionali ogni contratto a tempo indeterminato collegato farà scattare dei punti. «Si tratta di un approccio completamente nuovo alla gestione del settore. Quando siamo arrivati abbiamo trovato un regolamento che prevedeva il rinnovo automatico delle concessioni per 29 anni, senza che i concessionari dovessero alzare un dito. Con i nostri provvedimenti abbiamo stravolto questa filosofia e “pungoliamo” i concessionari affinché facciano di più per la comunità, investendo ancor di più sulla città e facendo evolvere le loro imprese, in termini di tutela ambientale, tecnologia e occupazione», commenta il vicesindaco. «Con questo regolamento – chiosa Dell'Amico – chiediamo ai concessionari di fare uno sforzo in più per la città. E quando dico concessionari non penso solo ai “big”, ma anche alle realtà più piccole perché questo strumento tiene conto di vari parametri ed è calibrato in modo tale da permettere anche alle imprese che non hanno grandi risorse di dare il proprio contributo alla comunità e allungare il periodo transitorio». —
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