Il Tirreno

L’ultimo saluto all’ex calciatore 

Abbraccio del mondo del calcio ai familiari di Silvio Francesconi

Aldo Antola
Abbraccio del mondo del calcio ai familiari di Silvio Francesconi

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massa. La chiesa di Santa Maria della Rosa a Capanne di Montignoso ha accolto ieri il suo cittadino Silvio Francesconi per l’ultimo saluto. A ricordarlo verso l’ultimo viaggio tantissimi amici.

Con la sua correttezza, con la sua qualità, generosità ed impegno. Moltissimi i colleghi calciatori presenti come Nerio Ulivieri, Carmassi, Toracca, Discepoli e altri. Tutti lo ricordano con parole degne di un a grande persona. Il primo è il sindaco di Montignoso Gianni Lorenzetti che in un messaggio ufficiale lo ricorda cosi. «Con la scomparsa di Silvio Francesconi se ne va un amico, una persona straordinaria. La sua prematura scomparsa è una grande perdita per tutta la comunità montignosina. Amato da tutti come uomo è stato un idolo per tante generazioni, il più forte calciatore che Montignoso abbia conosciuto e motivo di orgoglio per tutti noi. A nome mio e dell’amministrazione – conclude Lorenzetti – porgo le più sentite condoglianze alla famiglia».

Per il Club Orlando Ricci esprime le proprie condoglianze e quelle di tutti i soci il presidente Aladino Landi. Aurelio Andreazzoli, allenatore di tante società di serie A ma anche di tante altre categorie, era presente per portare il suo ultimo saluto ad «una persona che era sempre piacevole incontrare, sempre sorridente, dai modi garbati e mi dispiace moltissimo anche per l’epilogo doloroso, della sofferenza. Non servono molte parole per ricordare Silvio, timido ed aveva quasi timore a chiederti delle cose. Una persona speciale».

Altra testimonianza di un amico montignosino, espressa anche su Facebook, quella di Piero Sacchetti, amico nel calcio ed anche ex sindaco. «Ciao Silvio, la vita sa essere cattiva e ingenerosa, a te non ha dato tutto quello che meritavi, sia come calciatore che come uomo. Ti ricorderò con grande affetto come nelle gare che giocavamo al Maracanalo, eravamo nella stessa squadra e giocammo insieme una partita, alla seconda né io né tu eravamo in campo, io con un braccio ingessato e tu per schivare una parte dei troppi calci che allora venivano dati in quel torneo, giocavi in serie A è non potevi rischiare». —

Aldo Antola

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