La manifestazione
Caruso, il gregario cresciuto a Massa
La storia del ciclista generoso che al Giro si è rivelato Dalla Berto Mobili alla volata sulla vetta dell’Alpe Motta
massa. Damiano Caruso ha vinto moralmente l’ultimo giro d’Italia. È vero che la maglia rosa in piazza del Duomo a Milano l’ha portata Egan Bernal ma se Caruso avesse avuto la possibilità di lavorare per se stesso, saremmo a raccontare un’altra storia. Caruso, siciliano, è stato scoperto a Massa dove ha cominciato a pedalare sul serio, con la Berti Mobili del patron Duilio Berti nella categoria Juniores.
«La nostra società – spiega Berti – tesserava molti giovani siciliani. Andavamo a visionare ragazzi in Sicilia e così è stato anche per Damiano che convincemmo a venire a Massa. Fummo impressionati dalla serietà, dall’intelligenza e dalle idee chiare di questo ragazzo che veniva volentieri ma che, ci disse, voleva continuare a studiare. E così al primo anno da juniores grandi sacrifici per tutti. Per lui che, durante la settimana, andava a scuola e si allenava a Ragusa e per noi che il venerdì andavamo a prenderlo all’aeroporto di Pisa per farlo gareggiare la domenica e riportarlo la sera. Poi al secondo anno trovammo la soluzione con la scuola e si stabilì definitivamente a Massa. Abbiamo subito capito che avrebbe fatto strada. E così è stato anche se non ha sfruttato tutte le potenzialità che aveva perché ha sempre lavorato per gli altri». Ed è così: Damiano ha sempre fatto il gregario. Ha sempre ottenuto grandi risultati anche se poche le vittorie. Ma è sempre stato richiesto dalle società e dai compagni. E nel giro appena concluso è arrivata la conferma che se avesse corso meno per gli altri e più per sé forse avrebbe già vinto diversi Giri. Al Tour, pur “portando” borracce, è sempre arrivato bene in classifica e nelle tappe giganti. Lampante la testimonianza recente. Partito con Michel Landa capitano lo ha scortato fin che ha potuto perdendo qualche minuto a seguirlo, poi ritirato per caduta Landa, è rimasto solo ed ha finito il giro vincendo la penultima tappa da campione davanti a Egan Bernal e al favorito Philip Yates. Un professionista apprezzato da tutti e che è stato in grandi squadre. Ne sa qualcosa Vincenzo Nibali: una fetta dei suoi due Giri D’Italia è frutto del lavoro di Caruso. Ma Damiano ha “solo” 33 anni e chissà che, dopo questo exploit, il prossimo anno non divenga un capitano. Lo merita per la lealtà, la correttezza e l’intelligenza con la quale affronta vita e avversari. Lo ricorda anche Fabio Del Giudice, direttore del Buffoni: «Nel 2005 al Buffoni fece una grande corsa, in fuga fu ripreso nel finale». Dopo i due anni da juniores, Caruso passò nei dilettanti della Mastromarco dove prese il volo. Nelle prossime gare sarà osservato con altri occhi, la volata sulla vetta dell’Alpe Motta rimarrà impressa nei tifosi. — Aldo Antola
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