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lutto nel mondo dell’arte 

La città del marmo piange Karavan «Uno dei più grandi del Novecento»

Valentina Landucci
La città del marmo piange Karavan «Uno dei più grandi del Novecento»

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carrara. «L’uomo è un albero del campo». È un versetto del Deuteronomio. Dani Karavan, uno dei protagonisti della Biennale di Carrara nel 2002, decise di accompagnare con questa citazione l’opera – dal titolo “Crescita” – realizzata per quell’edizione e donata alla città. Un enorme blocco di marmo fatto esplodere con polvere nera per creare, al centro, una “ferita” rimarginata con un simbolo di pace e di vita. Oggi nella voragine dell’esplosione cresce un ulivo. Un’opera forte, “esplosiva” come lo più essere un messaggio di pace che arriva dalla mente e dal cuore di un artista geniale e innovativo di origini israeliane.

Oggi il mondo intero piange Dani Karavan, straordinario autore di “opere ambientali” scomparso sabato scorso all’età di 90 anni. E anche Carrara lo ricorda per quella “breccia nel marmo” che è stata l’inizio di amicizie e collaborazioni con la città dove, nel 2005 ha ricevuto il Premio Michelangelo.

«Un artista incredibile, un profilo internazionale, una personalità ammirata per il suo lavoro nel mondo» lo ricorda Luciano Massari, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara. «Con lui è stata una Biennale formidabile – continua Massari – Cercò un blocco enorme per la sua opera e fu necessaria tutta l’energia e la competenza di chi lavora intorno al marmo per trasportarlo. L’idea dell’artista fu quella di posizionare il blocco sul posto, nel parco della Padula dove si trova ora, e cerare una esplosione per entrare dentro il materiale con l’energia di quello che stava succedendo in quel momento nel mondo e che succede ancora oggi: la guerra. Il boato doveva scuotere tutta al città. E dalle ceneri immaginò la nascita di un ulivo con tuttala sua simbologia». Un albero legato anche alla famiglia dell’artista: «Il padre di Karavan era un coltivatore ed è stato tra i primi produttori di olivo in Israele».

Fortissimo il legame di Karavan con la Toscana – aveva studiato a Firenze – e con Giuliano Gori (straordinarie alcune opere dell’artista israeliano nella collezione della Fattoria di Celle). «A noi – aggiunge Massari – ha regalato questa opera magnifica e ha continuato a collaborare con i laboratori di Carrara con i quali era entrato in contatto grazie a Giuliano Gori. «Quando veniva da Giuliano – prosegue Massari nel ricordo personale dell’artista – passavamo del tempo insieme. Una grandissima persona dotata di straordinaria umanità. Era in grado di coinvolgere, è sempre stato molto disponibile e soprattutto era uno dei più importanti artisti del Novecento: per noi tutti una grande perdita».

Con la sua opera, insieme a quella degli artisti protagonisti della Binennale del 2002, prese il via il progetto del parco della Padula «una realtà smisurata per contenuti artistici, un patrimonio culturale prima che economico enorme» aggiunge Massari.

A Carrara, durante l’allestimento dell’opera “Crescita” Karavan disse: «Le sue foglie sono verdi e grigie l’albero legherà la scultura al luogo, le sue radici legheranno il marmo con la terra, e se un giorno qualcuno vorrà spostare la scultura dovrà sradicare anche l’albero: l’ulivo».

«Ci lascia un grande artista. Un uomo che ha dato al nostro parco un’opera poetica e bellissima» ha commentato l’assessore alla cultura, Federica Forti. —

Valentina Landucci

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