Il dolore
I carabinieri tornano sul luogo dello stupro
Nuovo sopralluogo dei militari per cercare qualsiasi dettaglio che possa inchiodare il responsabile. Oggi l’udienza
Melania Carnevali
carrara. Si terrà questa mattina l’udienza di convalida del fermo del giovane egiziano che, secondo i carabinieri, domenica sera, ha violentato la studentessa di Berlino di 24 anni. E per questo, ieri mattina, i militari della compagnia di Carrara con il loro comandante, il maggiore Cristiano Marella, sono tornati lì, nel parcheggio fronte mare all’altezza di piazza Paradiso, dove la giovane è stata stuprata: per cercare qualsiasi indizio da aggiungere al quadro probatorio a suo carico. Oggetti, fili di vestiti, capelli, anche un pezzo di unghia: qualsiasi cosa possa inchiodare il suo nome – se effettivamente quello del responsabile – alla violenza sessuale.
Nel frattempo gli uomini del nucleo operativo, guidati dal tenente Walter Calandri, avevano completato le operazioni di repertamento del materiale sequestrato, compresa la bottiglia di vino e i bicchieri che la turista aveva offerto al giovane. Tutto materiale, inclusi i vestiti della studentessa, che serviranno a rintracciare il dna dello stupratore.
Gli uomini dell’Arma sono riusciti ad arrivare al giovane egiziano in tempi record e con le poche informazioni che avevano avuto dalla vittime. La studentessa aveva saputo solo dire che era un suo coetaneo, che non era italiano e che era appena arrivato a Carrara per lavorare. I militari lo hanno cercato ovunque, visionando le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza, passando al setaccio le case abbandonate di Marina e iniziando a portare una persona dietro l’altra in caserma. Poi sono arrivati a lui.
Intanto c’è anche un altro aspetto su cui i carabinieri stanno cercando di far luce, ossia la scomparsa del cellulare della vittima, la sera dello stupro. La studentessa lo ha cercato insieme alla guardia giurata che l’ha soccorsa. «Si dovrà procedere a indagini tecniche – si legge in una nota dell’Arma – per chiarire tutti i dubbi e stabilire se qualcuno si è in qualche modo impossessato del dispositivo». —
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