Il Tirreno

in piazza aranci 

Flash mob dei sindacati per dire basta alle morti sul lavoro

Sara Lavorini

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massa. «Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro». È lo slogan della manifestazione nazionale promossa da Cgil, Cisl e Uil per la sicurezza sul lavoro che si è svolta ieri mattina davanti a Palazzo Ducale. Un flash mob per dire basta alle morti sul lavoro, che da inizio anno in Italia sono state oltre 200. Un morto sul lavoro anche ieri a Grosseto dove a perdere la vita è stato un operaio di 44 anni, investito da un furgone mentre lavorava in strada. «Siamo scesi in piazza per denunciare la condizione di insicurezza nei luoghi di lavoro. Abbiamo incontrato il Prefetto – dichiara Paolo Gozzani, segretario generale Cgil Massa Carrara – proponendo un patto territoriale che si inserisca all’interno ed in coerenza ad un quadro nazionale di prevenzione e protezione. Devono essere definiti gli obiettivi, gli interventi e le misure di tutela da porre in essere. Noi chiediamo che in nessuna azienda manchino i rappresentanti per la sicurezza, così come è indispensabile rafforzare le competenze e la formazione dei responsabili del servizio protezione e prevenzione e garantire loro la partecipazione al sistema di prevenzione aziendale. Necessarie inoltre campagna straordinarie di controlli da parte degli organismi di vigilanza».

«Non possiamo accettare – afferma Franco Borghini, segretario generale Uil Area Toscana Nord – che la crisi, la disoccupazione e anni di mancati investimenti sulla prevenzione producano un drammatico aumento degli infortuni anche mortali. Ci vogliono progetti di istruzione, formazione di lavoratori e datori del lavoro. C’è bisogno di un rinnovato sistema di controlli. Nel 2020 sono stati effettuati 10mila controlli nelle aziende italiane che sono circa 4 milioni, ben 8 mila sono state sanzionate».

«Abbiamo aderito a questo flash mob – conclude Andrea Figaia, segretario generale Cisl Massa Carrara – perché anche in provincia i morti sul lavoro sono stati tanti, soprattutto nel settore del marmo. Tra il 2005 e il 2017 sono state 16 le morti in cavea e nei laboratori. Ora la situazione sembra migliorata, dopo che la Regione attuò controlli sul “Modello Prato”, ma molto è ancora da fare». —

Sara Lavorini

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