Sicurezza
Morì bimbo di quattro mesi Il giudice assolve il pediatra
carrara. Un’assoluzione piena con la formula «perché il fatto non sussiste» chiude per il pediatra Stefano Pulvirenti una vicenda dolorosa iniziata con la morte di un paziente di 4 mesi. Accusato di omicidio colposo, il medico, all’epoca dei fatti dipendente del Lotti di Pontedera, è stato assolto dal giudice Susanna Messina. Nato a Carrara, 50enne, Pulvirenti non lavora più all’ospedale e svolge la libera professione di pediatra. Difeso dall’avvocato Rubina Colombini, al medico venivano contestato di aver disposto il trasferimento del bimbo da Pontedera al Meyer nonostante le condizioni del piccolo lo sconsigliassero. Una consulenza della Procura aveva avallato questa ipotesi. Opposta la relazione medica fornita dalla difesa. L’episodio avvenne la mattina del 18 dicembre 2014 fu chiamato al pronto soccorso del Lotti. Il pediatra Pulvirenti aveva spiegato al personale del 118 quanto fosse grave la situazione e l’ambulanza era partita per il Meyer. Il piccino aveva vomito e diarrea. Qualche giorno prima era stato visitato all’ospedale pediatrico di Massa per problemi al cuore. A Pontedera il bambino fu sottoposto a flebo per reidratarlo con una soluzione salina. Poi passarono al sondino gastrico perché non trovavano con facilità le vene e il corpicino rischiava di essere tormentato inutilmente. «Nell’ambulanza c’era anche la mamma – aveva testimoniato in aula il medico del 118 –. Arrivati a Santa Croce sull’Arno il piccolo peggiorò. Andò in arresto cardiaco. A quel punto procedetti con l’accesso infraosseo. Non era una situazione semplice. Sballottati nell’ambulanza con il rischio di trapassare le ossa che nelle gambe di un bimbo di quattro mesi sono davvero sottili». Al Lotti non c’era lo strumento - un piccolo trapano - per l’intervento d’urgenza. Sull’ambulanza sì.
«Arrivati sul ponte dell’Indiano a Firenze l’ambulanza faceva fatica ad andare avanti per il traffico – aggiunse il medico del 118 –. Il bimbo era andato di nuovo in arresto cardiaco. Nel frattempo avevo avvertito il Meyer e quando siamo arrivati, dopo una decina di minuti, erano tutti schierati all’ingresso. Lo hanno rianimato per un’ora. Ma non ce l’ha fatta».
All’epoca l’Asl risarcì la famiglia che non si è costituita parte civile. —
P.B.
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