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Comitato Politeama: ecco i responsabili dello scempio

Luca Barbieri
Comitato Politeama: ecco i responsabili dello scempio

«Hanno immaginato che un edificio costruito a fine Ottocento potesse reggere  nuove opere e i pesi. Per soldi gli spazi del teatro sono diventati appartamenti»

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Luca Barbieri

CArrara. «Ecco, questa è la nostra “sentenza”, dal 1989». Il Comitato per la difesa del Politeama torna sulla vicenda dell’edificio di piazza Matteotti a Carrara. Lo fannopartendo anche questa volta all'articolo relativo allo smontaggio delle transenne che circondano l’ala di via Roma (ma attenzione, il corpo centrale resta sotto sequestro perché pericolante)», «mentre – scrivono Mauro Piccini, che è diventato la voce della proprietà – dice che il processo per i crolli li vedrà certamente assolti e lancia una frecciata a chi i processi li fa fuori dai tribunali». Ebbene, scrivono dal Comitato, «nel caso in cui si riferisse a noi, rispondiamo che il Comitato non fa alcun processo, non serve perché avendo memoria degli eventi sappiamo già chi è il responsabile». E da qui parte una lunga lista messa in fila dal Comitato. «Responsabile è chi ha immaginato che un edificio, costruito a fine Ottocento utilizzando un delicato sistema di contro-spinte che lo rende solido e leggero al contempo, potesse sopportare nuove opere e aggiunta di pesi senza perdere stabilità. Responsabile è chi in quell’edificio ha realizzato tanti lavori imbrogliando le carte, ottenendo i permessi per fare una cosa e facendone poi un’altra, raccontando di voler ristrutturare per poi invece costruire ex novo in barba ai permessi, sicuro di ottenere poi il condono. Responsabile è chi ha condonato gli scempi scriteriati portati avanti sotto gli occhi di tutti, mentre qualcuno fin dal 1989 diceva: “Guardate che crolla...”. – vanno avanti –. Responsabile è chi, per fare soldi, ha trasformato in zone abitative e commerciali gli spazi funzionali al teatro, compromettendo per sempre le uscite di sicurezza e le possibilità di utilizzo dell’essenziale funzione pubblica prevista per l’edificio; chi di fatto ha lavorato per far chiudere il teatro. Responsabile è chi ha raccontato anche solo una bugia su questa vicenda, per interesse personale. Responsabile è chi ha fatto in modo di allungare i tempi di un processo che per sei volte ha chiesto agli stessi periti le stesse cose e, ottenendo le stesse risposte, ha pensato bene di cercare nuovi periti. Responsabile è chi mette l’interesse pubblico dietro al proprio arricchimento personale», ricapitolano dunque dal Comitato sancendo: «Ecco, questa è la nostra “sentenza”, dal 1989». E aggiungono: «La proprietà si augura un pronunciamento del tribunale che dice che la responsabilità non è di nessuno, tutti hanno solo fatto il loro dovere, e tutto è stato fatto “a regola d’arte”. Alcune questioni andranno prescritte, di altre non è possibile risalire ai responsabili, alcune opere sono state fatte di nascosto a insaputa di chi le ha fatte; si riparlerà di mattoni vecchi e di come tre tonnellate possano diventare 90 chili e alla fine la colpa è del palazzo stesso se per 13 anni è rimasto lì, sciancato in mezzo alla città come un brandello di coscienza mangiato dai topi». «O forse la responsabilità è di questo Comitato – chiosano ironicamente –, degli anarchici e di tutti quelli che ci hanno seguito e sostenuto negli ultimi trent'anni, perché abbiamo pensato che memoria e cultura potessero avere un valore più alto di qualche metro cubo da vendere a peso». Intanto, lo ricordiamo, giovedì scorso c'è stato un altro rinvio del processo. —

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