Gioco
Aiuti ma non a tutti la pizzeria Delfino dovrà pagare per i tavoli all’aperto
Niente agevolazioni per chi non fa “somministrazione” Il titolare: una discriminazione, ho spostato il locale apposta
carrara. Agevolazioni e sconti per i locali che mettono tavolini all’aperto, ma non per tutti. Non per la pizzeria Il Delfino, che il suolo pubblico lo dovrà pagare. Eppure Damiano Franchi, titolare del locale ci sperava. Da via Mazzini, con zero posti in esterno si è spostato in via Apuana, davanti a piazza Battisti, dove avrebbe potuto mettere i tavoli fuori. Ma per farlo dovrà pagare, a differenza dei bar e ristoranti che sfruttano gli aiuti del governo. Così stabilisce il decreto sostegni, che non prevede lo sgravio del suolo pubblico per le attività che non fanno somministrazione.
Insomma i tavoli in piazza Battisti gli costeranno mille euro al mese o mille all’anno. Prezzo (il secondo) che per Franchi è più che equo, quello che l’ha fatto infuriare è stata la gestione della sua pratica: «Prima gli uffici mi dicono che il suolo è gratuito per il mese di giugno, e io ho fatto domanda, poi mi hanno fatto sapere che per poter mettere i tavoli in piazza Battisti per il solo giugno avrei dovuto pagare mille euro. A quel punto sono rimasto allibito e ho chiesto spiegazioni, mi liquidano dicendo che non rientro nel decreto sostegni perché non faccio somministrazione. Quindi io appartengo alla categoria di serie B? Io non sono stato colpito dal Covid come tutti gli altri? Non trovo giusto che chi ha una pizzeria al taglio come la mia, ma anche una piadineria, una gelateria, un kebab non abbia questa agevolazione. La trovo una decisione che ci discrimina. Anche noi abbiamo avuto le chiusure a abbiamo avuto un calo di lavoro, proprio come tutti gli altri. Comunque dopo la sorpresa delle mille euro, ed è passato quasi un mese dalla domanda, ho chiesto quanto mi sarebbe costato quello spazio esterno per l’intero anno. Mi hanno detto mille euro. E dai – prosegue – un anno costa quanto un mese? Assurdo. Quindi ho rifatto la richiesta per ottenere il permesso annuale. Mille euro all’anno sono un prezzo giusto, e mi costano quanto il mese di giugno. Di sicuro prima dei permessi ripasserà un mese buono, e questo mese per me significa un mancato incasso perché non potrò usufruire dei posti a sedere come i miei colleghi della piazza che sono già operativi. Se me l’avessero detto prima avrei chiesto direttamente di pagare il suolo pubblico annuale – conclude amareggiato Franchi - senza sprecare tempo prezioso in un periodo come questo».
Sulla questione da palazzo civico fanno sapere che si tratta di un provvedimento di carattere nazionale: «La norma, il decreto sostegni, che ha istituito esenzione Tosap (suolo pubblico) rimanda all’art 5 della legge 287 del 15 agosto 1991. Questo elenca una lista tassativa di attività per cui risulta applicabile l’esenzione, ovvero le attività di pubblico esercizio con somministrazione di bevande e alimenti. Quindi nella vicenda non c’è alcuna discriminazione da parte del comune, ma solo l’applicazione di vincoli imposti dalla norma sovraordinata. Purtroppo il Delfino non rientra in queste attività elencate dalla legge nazionale. Fosse stato per il comune lo avremmo esentato comunque. Abbiamo esentato per tutti i diritti di segreteria e abbiamo snellito l’iter burocratico necessario per mettere fuori tavoli e sedie, ma sulle questioni che fanno riferimento alla legge nazionali abbiamo purtroppo le mani legate. Conosciamo la difficoltà del momento e stiamo cercando di agevolare le aziende e aiutare tutti ma non possiamo violare la norma». —
Alessandra Poggi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
