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difesa delle coltivazioni 

Gli agricoltori potranno sparare ai cinghiali

Gli agricoltori potranno sparare ai cinghiali

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AULLA. Il fucile imbracciato per difendere i propri terreni dagli assalto del nemico. Come nel Far West. Ma il nemico, in questo caso, sono i cinghiali e i “coloni” sono gli agricoltori della Lunigiana.

I quali, purchè siano muniti di tesserino di caccia, potranno adesso abbattere i cinghiali per difendere raccolti e vigneti minacciati dagli ungulati, senza attendere le battute organizzate periodicamente. La licenza di sparare (ma anche di mettere trappole e recinti) arriva dalla giunta regionale della Toscana con una proposta ai regolamenti sulla caccia introdotta su proposta dell’assessora all’Agricoltura Stefania Saccardi e mirata al contenimento degli ungulati. Gli agricoltori-cacciatori dovranno segnalare la presenza dei cinghiali alla Polizia provinciale e chiederne comunque il supporto.

La nuova misura è stata accolta da Coldiretti Massa Carrara con “soddisfazione”. L’ organizzazione agricola l’ha definita un “provvedimento storico”

«Ogni cento ettari di territorio si registra la presenza di almeno 20 cinghiali, mentre il Piano faunistico regionale – dice Francesca Ferrari, presidente della Coldiretti Massa Carrara – ne prevede da 0,5 a un massimo di 5 capi. Si conta un ungulato per ogni pecora negli allevamenti, 4 per ogni maiale e 6 per ciascun bovino. Serve solo un’azione decisa da parte di tutti gli organi preposti al controllo perché la norma di traduca in successo. La Regione Toscana ha finalmente colto l’importanza di intervenire in maniera tempestiva ed efficace su un problema dannoso e all’ordine del giorno soprattutto in territori come la Lunigiana».

La proliferazione senza freni dei cinghiali (durante la pandemia, tra l’altro, gli abbattimenti sono significativamente diminuiti) sta mettendo a rischio l’equilibrio di vasti ecosistemi territoriali oltre che le colture e la sicurezza degli abitanti. «Una situazione che costringe ormai le aziende a lasciare i terreni incolti, stravolgendo l’assetto produttivo delle zone con il rischio che venga meno la presenza degli agricoltori, soprattutto nelle zone interne, e con essa quella costante opera di manutenzione che garantisce la tutela dal dissesto idrogeologico. Questo provvedimento, una volta applicato – conclude Francesca Ferrari – rappresenterà una svolta epocale». —

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