Il Tirreno

la sentenza 

Fa processare il nonno, ma si era inventato tutto

Melania Carnevali
Fa processare il nonno, ma si era inventato tutto

Il ragazzino aveva raccontato al padre di essere stato minacciato di morte con un fucile, ma voleva solo le sue attenzioni

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LUNIGIANA. È il 16 febbraio del 2018, quando un uomo, padre di un minorenne, entra nella caserma dei carabinieri di Carrara per denunciare l’ex suocero per minacce. Al maresciallo capo in servizio alla stazione mostra i messaggi whatsapp che il figlio gli ha mandato nei giorni precedenti. Messaggi in cui racconta che il nonno gli ha puntato il fucili contro perché non voleva fare i compiti e che la nonna, per fargli un dispetto, aveva vomitato in camera sua.

Il nonno viene quindi mandato a processo per minacce perché, secondo la procura di Massa, «imbracciando un fucile e puntandolo contro il proprio nipote, lo minacciava dicendogli che l’avrebbe ammazzato». Durate il dibattimento però, teste dopo teste, si scopre che il giovane si era inventato tutto per avere più attenzioni dal padre.

I genitori sono separati e da allora lui vive in Lunigiana insieme alla madre, nella casa dei nonni materni. Ingigantire la realtà è l’unico strumento che ha trovato per tenere il padre vicino a sé.

Secondo il giudice onorario, Giovanni Tori, che ha assolto l’uomo dall’accusa di minacce «non può ritenersi attendibile la versione dei fatti fornita dal ragazzo nei messaggi telefonici al momento del fatto di reato, poiché smentita dall’istruttoria dibattimentale e non suffragata da ulteriori elementi indizianti».

Il nonno, il giorno della lite in cui, secondo la versione del nipote, avrebbe impugnato il fucile, era infatti allettato per una ferita fatta durante una battuta da caccia. Lui era al piano terra, i fucili al primo piano e, quando sono arrivati i carabinieri, erano «perfettamente riposti nel loro armadietto».

Il ragazzino «nel comunicare al padre la lite avvenuta tra lui e il nonno – si legge nella sentenza del tribunale di Massa– riferiva con tutta probabilità delle circostanze non veritiere e smentite anche da lui stesso in dibattimento, oltreché da tutti i testi».

Il ragazzo, inoltre, «affermava di aver cercato l’approvazione del padre e per farlo, aveva volutamente esagerato nel riferire la discussione avvenuta quella sera al fine di non rimanere nella casa dei nonni ed essere prelevato dal padre, con il quale cercava in ogni modo un rapporto dopo la separazione dei genitori». —

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