Sicurezza
«Costretta a portare mio marito a Viareggio»
massa carrara. «Ho aspettato per settimane: ho chiesto all’Asl e mi hanno rimandato al mio medico e il mio medico non aveva informazioni su come procedere. Alla fine abbiamo fatto da soli e mio marito ha ricevuto almeno al prima dose di Pfizer. Ma voglio dirlo con chiarezza: è in questo modo che la sanità si prende cura dei fragilissimi?». A parlare è una anziana residente i provincia e moglie di un malato grave, che rientra nella categoria dei fragilissimi (un settantenne trapiantato con gravi patologie pregresse) inserito, ormai più di tre settimane fa, nella lista dei pazienti che avrebbero dovuto ricevere il vaccino direttamente a casa. Ha però deciso di sottoporsi alla vaccinazione, «in mancanza di certezze su tempi e modi sulla procedura a domicilio» spiega la moglie, recandosi di persona al centro vaccinale. Non quello attivo in provincia, però, ma a Viareggio. «È stato mio figlio a informarsi su come potevamo fare – spiega ancora la signora – dopo appunto più di un mese di rinvii e incertezze a fronte di una situazione clinica che ci preoccupava molto. Io marito è stato quindi vaccinato ieri (mercoledì, ndr) a Viareggio dove siamo arrivati con un’ambulanza. Pensate che sono riuscita a vaccinarmi prima io rispetto a mio marito: due settimane prima!».
«Quello che voglio sottolineare con questa denuncia pubblica – conclude la signora – è che non è questo il modo di tutelare le fasce più deboli della popolazione: aspettare settimane senza alcuna informazione certa è il modo per prendersi cura dei fragilissimi?». —
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