Proteste
Il caso del sovradosaggio di Pfizer «Ecco come sono andate le cose»
massa. «Non sei dosi di vaccino iniettate ad un’unica paziente, ma soltanto quattro; il che è importante perché la sperimentazione effettuata da Pfizer per individuare le conseguenze del sovradosaggio era arrivata appunto a testare un quantitativo di 4 dosi inoculate contemporaneamente, senza che per i pazienti ci fossero state conseguenze». È questa l’ultima versione della Usl Toscana nord ovest che in questi giorni continua gli audit per capire cosa sia accaduto la scorsa domenica mattina al Noa di Massa, quando una infermiera non si è accorta di iniettare più dosi di vaccino in un’unica paziente. La “buona notizia”, dopo giornate concitate, fatte di grandi spiegazioni, smentite e scuse per come la Usl aveva gestito (anche dal punto comunicativo) il caso, pare sia che le dosi iniettate contemporaneamente non sono state sei, ma quattro.
Tommaso Bellandi, responsabile Asl sicurezza del paziente, spiega: «All’inizio era sembrato che il flacone, contenente le sei dosi pure di vaccino, fosse rimasto vuoto, invece è risultata una piccola quantità di liquido, elementi impercettibili, circa 0, 15 ml di prodotto, ovvero due dosi di vaccino. Quindi – continua Bellandi – l’infermiera ha aspirato soltanto 4 dosi, pari a 0,30 ml». Il meccanismo che ha indotto in errore l’infermiera viene spiegato così: «Il flacone contiene all’origine 0, 45 ml di principio attivo, ovvero sei dosi pure – dice Bellandi – Va miscelato con 1,8 ml di soluzione fisiologica. Ne risulta un composto pari a 2,25 ml pronto ad essere iniettato. L’infermiere deve prendere una siringa di precisione, su cui sono segnate delle tacche, e estrarre dal flacone 0,3 ml di liquido da iniettare nel paziente. La nostra infermiera – conclude Bellandi – ha utilizzato per errore un flacone non ancora miscelato, quindi contenente solo principio attivo per 0,45 ml. Con la siringa ha estratto 0,30 ml di liquido, come da procedura, ma non essendoci la soluzione fisiologica ha preso quattro dosi di vaccino puro». —
Manuela D’Angelo
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