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Falda e bonifica, 17 nuovi pozzi per fermare gli inquinanti

David Chiappuella
Falda e bonifica, 17 nuovi pozzi per fermare gli inquinanti

La Sogesid ha già pubblicato un bando per uno studio geofisico preliminare  Ogni impianto sarà dotato anche di un sistema di trattamento delle acque 

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massa. Prima di arrivare alla progettazione definitiva della bonifica della falda Sin/Sir apuana, c’è un ulteriore passo da percorrere in questa storia senza fine, che prosegue da oltre 30 anni. A confermarlo è Sogesid Spa, società del ministero della Transizione ecologica (ex ministero dell’Ambiente), che ha pubblicato l’avviso pubblico per una “procedura negoziata” finalizzata ad individuare operatori cui affidare indagini topografiche e geofisiche “propedeutiche” agli interventi di bonifica. Le domande dovranno pervenire entro il 17 maggio. I documenti allegati alla manifestazione di interesse confermano che adesso le intenzioni di Sogesid e degli altri enti competenti non sono più quelli di realizzare il risanamento ambientale della falda attraverso una mega barriera idraulica, prevista dallo studio Icram del 2018, ma andare piuttosto a potenziare le barriere idrauliche già esistenti nelle aree più critiche. Gli interventi proposti da Sogesid, infatti, prevedono la realizzazione di quattro barriere idrauliche a valle delle principali sorgenti di contaminazione e in particolare la riattivazione e integrazione della barriera dell’ex Ferroleghe con cinque ulteriori pozzi, la realizzazione di altri otto pozzi nell’ex Rumianca, l’isolamento idraulico del lotto sette dell’ex Italiana Coke attraverso cinque nuovi pozzi e la costruzione di tre linee di barriera nell’ex Montedison/Farmoplant, per un totale di 17 pozzi, ad integrazione dei sei gestiti da Edison Spa (ex Montedison). «I pozzi barriera – spiega Sogesid – ove le condizioni urbanistiche e progettuali lo consentano, saranno ubicati in aree pubbliche o lungo assi viari, come gli impianti di trattamento e quelli di adduzione e collegamento delle acque emunte. Ogni sistema di barrieramento sarà provvisto di un proprio impianto di trattamento delle acque di falda prima dello scarico, che in accordo con quanto già disposto per gli impianti Syndial e Edison, potrebbero confluire nel fosso Lavello». Attualmente, sostiene Sogesid, la barriera in funzione all’ex Farmoplant, attiva dal 1984, è formata da sei pozzi profondi fino a massimo di 25 metri, già utilizzati in passato nel processo produttivo e riconvertiti per la riqualifica ambientale della falda, che “di fatto non esercitano un ruolo efficace di barrieramento idraulico”, essendo “ben lontani dal raggiungimento degli obiettivi di bonifica». —

David Chiappuella

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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