Sicurezza
Picchia l’anziana madre e l’uomo che assiste
La 50enne, accusata di maltrattamenti, ha scelto il rito abbreviato. Il legale: le testimonianze confermano la sua innocenza
Melania Carnevali
carrara. Nella casa di Marina di Carrara ci sono cimici che registrano tutto. Le grida, le offese, le minacce. E secondo la procura non sono litigi qualunque tra madre e figlia. Anche perché una delle due, la più indifesa, cioè l’anziana madre, viene continuamente presa a pugni dall’altra. E con lei, anche l’uomo di cui la donna si prendeva cura viene aggredito, minacciato e «lasciato in condizioni igieniche precarie».
Per questo la figlia, una cinquantenne carrarese, è adesso accusata di maltrattamenti in famiglia. La procura ne ha chiesto il rinvio a giudizio e, ieri pomeriggio, davanti al giudice dell’udienza preliminare Marta Baldasseroni, il suo avvocato Riccardo Balatri ha chiesto il rito abbreviato. «La scelta – spiega a Il Tirreno Balatri – è derivata dall’esito dell’incidente probatorio in occasione del quale sono state assunte le testimonianze delle presunte persone offese da reato. Credo che proprio dal contenuto di quelle dichiarazioni emerga l’estraneità della mia assistita ai fatti in imputazione. Anche oggi (ieri, ndr) abbiamo risposto a tutte le domande poste dalle parti processuali e spero che anche tale sforzo serva a chiarire quanto accaduto».
A far partire le indagini è stata la segnalazione di un infermiere che assisteva a domicilio l’uomo, un vicino di casa di cui la cinquantenne aveva iniziato a prendersi cura (gratuitamente) nel 2016 e che poi aveva portato a casa dell’anziana madre, a Marina. L’uomo gli aveva raccontato di essere stato picchiato più volte dalla donna; lo stato della casa sembrava poi confermare una situazione di disagio.
Da qui la decisione degli inquirenti di nascondere le cimici nell’abitazione. Grazie alle intercettazioni, la procura scopre che i due (la madre e l’uomo) venivano continuamente offesi, minacciati, picchiati e poi lasciati in condizioni igieniche al limite.
Nel 2019, l’allora pubblico ministero Alessandra Conforti chiede e ottiene dal gip la misura cautelare del divieto di avvicinamento. I due vengono quindi trasferiti in una residenza sanitaria per anziani (rsa) del territorio e lei non può più avvicinarsi se non con un’autorizzazione del giudice.
Davanti agli uomini della polizia giudiziaria, la donna nega tutto o quasi. Ammette di aver alzato il tono della voce, ma per disperazione. Nient’altro. Agli inquirenti racconta di essere stata picchiata dall’uomo (le avrebbe rotto alcuni denti), ma di non aver mai alzato un dito sui due. Ieri pomeriggio è stata ascoltata nuovamente e ha confermato la sua testimonianza. L’udienza è stata rinviata al 22 luglio. —
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