Gioco
«Ex Farmoplant, sono ottimista I cittadini potranno ottenere giustizia»
Si va verso il pronunciamento di merito del Consiglio di Stato e la speranza del Comune è che venga confermata la decisione del Tar che impone a Edison la bonifica
David Chiappuella
MASSA. «Più che una sospensiva alla sentenza emessa dal Tar di Firenze, la richiesta inoltrata da Edison Spa al Consiglio di Stato è stata quella di fissare quanto prima la data per una nuova udienza di merito».
A puntualizzarlo è il sindaco Francesco Persiani, tornando sulle ragioni che hanno portato il Comune a costituirsi in giudizio nell’appello presentato da Edison (ex Montedison) per il contenzioso relativo all’inquinamento della falda ex Farmoplant. «Se la richiesta di fissare a breve l’udienza di appello dovesse essere accolta – ha detto – reputo assai improbabile che il Consiglio di Stato decida l’adozione di eventuali misure cautelari, come quella di concedere una sospensiva alla sentenza del Tar, dal momento che si andrebbe subito ad un nuovo processo ed essa sarebbe inutile. L’esigenza di sospendere gli effetti del verdetto risulterebbe giustificata dall’impossibilità di andare subito ad una nuova udienza, ma non sembra questo il caso». Al primo cittadino, che è anche avvocato, abbiamo chiesto se la sentenza di condanna emessa dal Tar contro Edison possa correre il rischio di essere “ribaltata” in appello. «A mio avviso – ha detto Persiani – ritengo che ciò sia assai improbabile, poiché la sentenza dei giudici fiorentini poggia su argomentazioni assolutamente solide e difficili da negare. Questo mi porta a essere ottimista e a sperare che la decisione del Tar venga confermata anche dal Consiglio di Stato. La mia amministrazione ha deciso di costituirsi in giudizio proprio sulla base di questa convinzione, con la speranza che i cittadini ed il territorio, finalmente, possano avere giustizia per l’inquinamento provocato dal polo chimico». La sentenza del Tar giudica Edison erede a tutti gli effetti di Montedison/Farmoplant e “(cor)responsabile” dell’inquinamento della falda sottostante l’area occupata un tempo dallo stabilimento chimico ed a valle di essa, condannandola a presentare entro 6 mesi un progetto di bonifica, in ottemperanza a quanto disposto nel 2018 dal ministero dell’Ambiente (oggi ministero della Transizione ecologica). «Non sussistono ostacoli – scrivono i giudici fiorentini – a considerare la Montedison Srl, ed oggi la Edison Spa, come sostanziali successori/continuatori della Farmoplant Spa e, come tali, soggetti agli obblighi di bonifica».
la vicenda
Adesso il Consiglio di Stato dovrà prendere una decisione riguardo alla richiesta di appello presentata da Edison Spa (ex Montedison) proprio contro questa sentenza del Tar che può ben dirsi “storica”. La ditta ha presentato ricorso contro ministero dell’Ambiente (oggi ministero della Transizione ecologica), Ispra ed Arpat. Nel primo processo si erano costituite in giudizio anche le imprese private cooperativa La Victor e Ivan Massa Srl, ma non il Comune di Massa, che invece adesso ha deciso di farlo tramite l’avvocatura comunale, scegliendo poi come legale Domenico Iaria del foro di Firenze, dello studio Lessona di Roma. L’amministrazione Persiani ha anche deciso di affidarsi ad un consulente esperto. Si tratta del geologo Andrea Piccinini, che nel 2018-2019 aveva già coordinato l’Associazione temporanea di imprese vincitrice dell’appalto per la campagna di analisi effettuata nella falda Sin/Sir per conto di Sogesid Spa, società del ministero dell’Ambiente. La causa al Tar era iniziata nel 2018, ma si riferiva a vicende risalenti ad oltre 30 anni fa. Come consulente tecnico di ufficio (Ctu) il Tar aveva nominato il chimico Arthur Alexanian, incaricandolo di stabilire se (e in quale percentuale probabilistica) l’inquinamento persistente nelle acque sotterranee dell’ex Farmoplant e a valle di essa fosse imputabile alle lavorazioni svolte dalla fabbrica chimica, attiva fino al 1988, anno in cui si verificò la devastante esplosione del serbatoio del pesticida Rogor e la fuoriuscita della gigantesca nube tossica. I giudici fiorentini avevano respinto il ricorso principale di Edison, presentato contro la nota del ministero dell’ambiente del 12 aprile 2018, che imponeva alla società di presentare, entro 6 mesi, un progetto di bonifica della falda, così da impedire la diffusione della contaminazione nell’area ex Farmoplant. Tuttavia, il Tar aveva anche deciso la compensazione delle spese processuali, condannando «in solido» Edison, Ministero, Ispra ed Arpat «al pagamento delle spese per la consulenza tecnica d’ufficio», per un ammontare di 22. 181, 04 euro. Nella sentenza si precisava anche che «La documentazione in atti – osservava il Tar – in particolare quella prodotta da Arpat, evidenzia la presenza nello stabilimento Farmoplant anche del solvente Tetracloroetilene, come prodotto finalizzato al trattamento delle acque di risulta dell’impianto Rogor. Tanto viene evidenziato nello studio sulla contaminazione del sito effettuato dall’Agenzia il quale conclude per l’esistenza di un inquinamento della falda freatica a monte e a valle dello stabilimento derivante da prodotti utilizzati nel sito Montedison-Farmoplant. Si tratta anche di sostanze tio-fosforate riconducibili alla lavorazione del Rogor e di manganese, riscontrate anche a monte dello stabilimento». La perizia Alexanian, ricordavano i giudici di Firenze, «ha accertato che nell’anno 1980, nella falda a valle della Farmoplant, erano presenti i contaminati manganese, ammoniaca e Hs (idrogeno solforato, ndc) correlati all’attività svolta dalla Farmoplant. Inoltre, «Nel 1981 nella falda a monte della Farmoplant erano presenti contaminanti manganese, ammoniaca e Hs mentre su alcuni insediamenti a monte, poco oltre il confine nord, vengono ritrovate sostanze riconducibili alla Farmoplant». Secondo il Ctu, dunque, era «riscontrabile un nesso causale tra l’attività svolta dalla Farmoplant e la presenza di inquinanti nella zona, pur non potendo escludersi la responsabilità anche di altre imprese ivi operanti». Alla luce di tutto ciò, i giudici fiorentini concludevano che «l’attività della Farmoplant ha concorso, quantomeno in parte, a realizzare l’inquinamento della zona». Adesso non resta che attendere la decisione del Consiglio di Stato, che potrebbe confermare il verdetto del Tar o ribaltarlo completamente. –© RIPRODUZIONE RISERVATA
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