Sicurezza
Il consigliere Bernardi: «Pronta causa di mobbing sulla rsa Regina Elena»
carrara. Direttrice della Regina Elena sospesa, spunta il giallo del procedimento disciplinare e della possibile causa per mobbing che però non risulta a piazza Due Giugno. Massimiliano Bernardi (consigliere di Alternativa per Carrara) chiede chiarezza sulla sospensione della ormai ex direttrice dell’azienda speciale di via Don Minzoni, Valeria Ricci, optata dal cda e da palazzo civico un mese fa.
Una sospensione che aveva incassato prontamente le reazioni della politica, ma anche delle sigle sindacali che avevano invocato tavoli ad hoc parlando di strappi tra cda e direttrice. A distanza di un mese Bernardi torna sull’argomento parlando di voci «insistenti», «se il sindaco Francesco De Pasquale non risolverà la sospensione della direttrice della casa di riposo sarà aperta una causa per mobbing». «Di certo è che il legale della diretta interessata, l’avvocato Claudio Lalli, ha già messo il primo paletto contestando pesantemente il procedimento disciplinare ritenuto ingiusto, inviando una lettera al sindaco, al vice Matteo Martinelli e al presidente di Regina Elena Giuseppe Profili», aggiunge Bernardi che chiede «la verità in merito alla situazione contestata dalla direttrice senza che nessuno si nasconda dietro al diritto alla privacy e che, in quanto investe una istituzione pubblica, venga nominata subito una commissione d’inchiesta sul caso». La struttura è stata per mesi al centro delle cronache su un paio di fronti, su tutti: la gestione dell’emergenza sanitaria e i tavoli sindacali per i contratti dei bandi per le nuove assunzioni. «Sono tante le polemiche che hanno travolto la casa di riposo», incalza ancora il consigliere di minoranza che chiosa sulla sospensione della direttrice, in carica dal settembre scorso fino alle porte di Pasqua. «La causa potrebbe scaturire nel momento in cui nei confronti della dipendente non si tornasse indietro dalla sospensione del rapporto di pubblico impiego sottoscritto; pare peraltro che le motivazioni riportate nell’atto siano che la Ricci non fosse più in grado di assolvere il proprio compito e che qualcosa avesse minato la fiducia dei suoi superiori, compromettendo in modo irreversibile i loro rapporti». —
L.B.
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