Sicurezza
Lui la picchia e la riempie di lividi lei chiede aiuto al pronto soccorso
Il primario: sempre più donne giovani e italiane
Chiara Sillicani
MASSA. Ha quarantanni e un’infinità di lividi. Dovunque. Sul viso e sul corpo. Aspetta qualche minuto, seduta sul lettino del pronto soccorso, poi è un fiume in piena. Con la forza raccolta dopo tanta sofferenza, racconta. Delle botte di lui, del dolore, della paura di entrare nel posto che dovrebbe essere il più sicuro del mondo: casa. Là c’è lui e lei preferisce il pronto soccorso, le rassicurazione di dottori e dottoresse, delle infermiere che la rassicurano. Al Noa attivano subito il percorso per codici rosa: accolgono la donna in una stanza dedicata alle vittime di violenza perché non si senta costretta a condividere un mondo suo con altri che non abbia scelto.
Servono accertamenti per escludere che ci siano fratture: i medici preferiscono tenerla in osservazione una notte, poi l’affidano a chi nel percorso di tutela delle donne vittime di violenza, può offrirle protezione e aiuto.
Passano due giorni e un’altra donna bussa alle porte al pronto soccorso. Anche lei ha 40 anni: sta male, dice che un uomo l’ha picchiata, che non ha un posto in cui andare, qualcuno a cui chiedere aiuto. Non ha segni evidenti di percosse, è evidente però, il suo disagio, la sua paura, la profonda solitudine di una donna che non ha neppure appigli, ancore. Il codice rosa la protegge, il pronto soccorso l’accoglie.
Due donne disperate, in soli tre giorni, una con evidenti segni di percosse in tutto il corpo. Un dato che allarma anche il primario del pronto soccorso Alberto Conti che negli ultimi mesi ha visto aumentare il numero delle richieste di aiuto: «Durante i medi del lockdown non ci sono stati accessi di donne che hanno subito violenze o maltrattamenti. Certo che quelle violenze ci sono state, ma il virus ha frenato le richieste di aiuto, adesso quelle richieste emergono e gli accessi aumentano. Sono soprattutto donne italiane e giovani. A loro dico di rivolgersi a noi, dico che c’è un percorso che le tutela». Che c’è un modo per chiedere aiuto. Per essere accolte, per dire basta e concedersi la possibilità di ricominciare. —
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