Allarme reperti ritrovati in cava «Sono stati denunciati?»
L’appello ai privati e alle istituzioni pubbliche da parte del professor Dolci «Un’ordinanza obbliga i gestori a segnalarli, ma nessuno lo fa più»
carrara. «Oggi Carrara può vantare la collezione più importante in Europa per semilavorati d’epoca romana provenienti da un’unica zona di estrazione. Circa 90 sono conservati al Museo del Marmo; altrettanti giacciono ancora presso diverse cave in attività dove peraltro ancora oggi si effettuano ritrovamenti; diverse decine sono conservati da un privato». A parlare è uno dei massimi esperti del settore: Enrico Dolci, archeologo e storico dell’arte, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara. Varie le pubblicazioni sull’archeologia del marmo e i beni culturali per il fondatore del Museo del Marmo carrarese (che ha anche diretto). «Che l’industria marmifera di Carrara sia nata in epoca romana è una cosa risaputa. Quello che mancava fino al 1977 erano le prove archeologiche delle dimensioni raggiunte dall’escavazione romana. Le ricerche sul territorio, programmate dal Comune di Carrara, hanno permesso, nel corso del tempo, di evidenziare la localizzazione delle cave antiche», spiega Dolci. E aggiunge, «tra il 1977 e il 1980 è stata prodotta un’imponente quantità di documentazione che è stata in parte pubblicata nel 1980 da parte del Comune (“Carrara Cave Antiche”, un’opera che ha fatto il giro del mondo). La creazione del Museo Civico del Marmo nel 1982 ha permesso di dare una casa ai materiali raccolti e agli altri che nel tempo venivano ritrovati». Dal recente passato, dunque, al presente: «Fino al 2009 il Comune, tramite l’ufficio cultura e l'ufficio marmo, ha provveduto alle necessarie operazioni di rilevamento e di tutela dei materiali che venivano alla luce alle cave grazie all’enorme sviluppo dell’escavazione moderna estesa ad aree abbandonate da secoli. Ciò in virtù dell’ordinanza del sindaco Fausto Marchetti (tuttora vigente) che obbliga i gestori delle cave a dare notizia al Comune dei ritrovamenti. Dopo quella data non mi risulta che ciò sia più avvenuto, ma non so per quale ragione. Così un patrimonio di eccezionale importanza culturale è oggi abbandonato a sé stesso. Si tratta di una cosa grave», fa notare. E conclude: «In tema di cultura Carrara sta vivendo una situazione paradossale: mentre Comune, Soprintendenza e Regione continuano a ignorare il problema, si pensa a chiedere agli Uffizi un po’ di materiali in prestito quando abbiamo in casa le prove storiche dell’origine dell’industria marmifera carrarese con materiali di eccezionale rilevanza. Certo, occorrerebbe ristrutturare il Museo del Marmo aggiornandone i materiali espositivi. Inoltre occorrerebbe provvedere quanto prima al reperimento di un’area dove stoccare i materiali ancora sui monti. Invece l’attuale amministrazione sta pensando addirittura a ridimensionare il museo proponendo un grottesco trasferimento di una sua parte nel Palazzo Pisani. La cosa non ha nessun senso come non ha senso aderire al circuito delle città creative dell’Unesco e trattenere in magazzino da anni importanti materiali espositivi...». — Luca Barbieri
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