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«Vado a fare a fette la mia fidanzata», assolto
Secondo il giudice l’uomo non è colpevole di minacce ma solo di porto abusivo d’armi perché aveva avvisato i carabinieri
Melania Carnevali
carrara. Quel giorno infilò nello zaino una mannaia e un coltello da cucina e uscì di casa per andare nel bar dove sapeva che avrebbe trovato la compagna. Nel tragitto però chiamò i carabinieri: «Sto andando al Boccon divino – disse loro –a fare a fette tutti, inclusa la mia fidanzata».
E non era uno scherzo. Gli uomini del nucleo operativo radiomobile andarono a cercarlo a tutta velocità. Riuscirono a bloccarlo prima che l’uomo arrivasse al locale sull’Aurelia, a Carrara. Lo perquisirono e nello zaino trovarono effettivamente quelle armi che avrebbero potuto uccidere.
Per questo l’uomo, un carrarese di 38 anni, è stato rinviato a giudizio per minacce aggravate e porto abusivo d’armi.
Ma il tribunale di Massa lo ha assolto per il primo reato, condannandolo solo a quattro mesi di reclusione (con concessione delle generiche) e al pagamento di 800 euro di ammenda per aver portato in luogo pubblico le armi. La minaccia non ci sarebbe stata perché ha avvisato prima i carabinieri e perché non è mai arrivato sul posto.
I fatti risalgono al 2017. Quando esce di casa, nessuno sa che dentro quello zaino ci sono delle armi. Nessuno, eccetto i carabinieri che ricevono la sua chiamata poco dopo e iniziano a cercarlo per le strade di Carrara nel tragitto che va dalla sua abitazione al Boccon divino. Quando lo trovano è agitato, ma non fa resistenza. Consegna tutto ai militari e finisce in caserma.
La procura chiede e ottiene il rinvio a giudizio per i due reati. Durante il dibattimento i carabinieri confermano di aver ricevuto la chiamata dall’uomo, di averlo fermato prima del locale, di aver trovato nel suo zaino mannaia e coltello e di averli messi sotto sequestro. Viene ascoltata anche l’allora compagna che non può far altro che ammettere di non aver percepito la minaccia, quel giorno, dal momento che il trentottenne non è mai arrivato armato al bar.
Il legale dell’uomo, Antonio Figaia (avvocato d’ufficio che ha sostituito quello di fiducia), ha sostenuto che non potesse essere considerato reato un’intenzione e ha chiesto l’assoluzione.
L’ha ottenuta per il reato di minacce aggravate. Non per il porto abusivo d’armi. —
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