Sicurezza
«Un protocollo con la Prefettura sulla legalità»
massa. «Caso Serinper e lavoro? Non vogliamo entrare nel merito e nello specifico di quella che è un’inchiesta delicata, quel che è certo però è che da sempre la debolezza lavorativa di un territorio come il nostro può prestare il fianco a chi crea attività illegali. Ed è proprio per questo che vogliamo sottoscrivere con la Prefettura un protocollo cosiddetto “legalità appalti”».
Così i tre segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil – Paolo Gozzani, Andrea Figaia e Franco Borghini – che sull’inchiesta Serinper, vicenda che ha sconvolto la politica e il settore del sociale e dell’accoglienza in provincia di Massa Carrara portando alla richiesta di 11 rinvii a giudizio, preferiscono non commentare. Resta il fatto che l’inchiesta, almeno in parte, restituisce l’immagine di un territorio nel quale la politica ha rischiato o rischia di trasformarsi in ufficio di collocamento: all’amministratore o all’esponente del partito ci si rivolge per trovare una occupazione che altrimenti non si riesce a trovare.
E così seppur senza addentrarsi nel caso specifico, i segretari aprono una riflessione – ritenuta doverosa anche da tanti esponenti politici locali e non – sul tema (con tanto di proposte).
Chiaro il ragionamento delle sigle d’altronde: un territorio provato dai suoi grovigli ancora non sciolti, sferzato da oltre un anno di pandemia, presta inevitabilmente il fianco a rischi da non sottovalutare. E proprio per questo, per scongiurare i rischi, c’è l’idea, non da ora, di un tavolo con la Prefettura per monitorare i vari sviluppi delle dinamiche occupazionali e sociali sul territorio. Anche perché i numeri sono impietosi: 2320 unità lavorative in meno come assunzioni, in percentuale parliamo di un –21,5%, a livello provinciale, come avevamo scritto nei giorni scorsi riprendendo l’indagine territoriale Excelsior elaborata dall’Istituto Studi e Ricerche – azienda speciale dell’ente camerale apuano – con uno studio dei primi mesi del 2021 sul monitoraggio dei fabbisogni occupazionali delle aziende.
Dati che sommati a quelli previsti ancora dalle sigle sul “post” blocco-licenziamenti (2-3 mila posti a rischio), disegnano un territorio ancora più ferito, debole e per questo indifeso anche rispetto a dinamiche pericolose. —
L.B.
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